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Gemelli separati per mancanza di culle: polemica ad Ascoli

L'Usb torna a chiedere il ripristino dei cinque posti all'Ast, con un duro attacco nei confronti della direzione sanitaria

L'ospedale di Ascoli

ASCOLI – Trigemini separati per mancanza di culle in patologia neonatale. Questo quanto accaduto negli ultimi giorni all’ospedale di Ascoli. E l’Ast finisce di nuovo nel mirino. Ad attaccare l’azienda sanitaria territoriale, guidata nel Piceno dalla dottoressa Nicoletta Natalini, è il sindacalista Mauro Giuliani dell’Usb, il quale pone nuovamente sull’accento sulla questione relativa all’assenza di culle.

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La richiesta

«Come Usb abbiamo sempre evidenziato che fossero necessarie cinque culle in patologia neonatale – scrive il sindacalista -. Per diverse volte, l’ospedale Mazzoni ha superato nel mese di luglio il numero delle 3 culle, con i pazienti assistiti sempre da una sola unità infermieristica con i rischi per la sicurezza della salute che questo comporta. Questa situazione non è più accettabile e deve finire. In questi giorni addirittura si è arrivato al massimo della inefficienza e non risposta da parte di tale reparto nei confronti di una famiglia che ha avuto un parto trigemellare ad Ancona e che all’atto delle dimissioni invece di poter accogliere e assistere e stare vicino ai propri figli è stata costretta, appunto per la non accoglienza nel nostro ospedale a causa della riduzione da 5 a 3 culle, ad avere un neonato ad Ascoli e due a Pescara».

«Con le conseguenze per i genitori che si possono solo immaginare e che riteniamo del tutto inammissibili. Riteniamo pertanto non più rinviabile che la direzione ripristini immediatamente le 5 culle per accoglierli tutti e 3 nella Patologia Neonatale di Ascoli – conclude Giuliani dell’Usb -. Infine, ribadiamo che la presenza di cinque culle e di almeno due infermieri per turno sia essenziale».