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Ancona

Giù la Tampon tax, Non Una di Meno: «Non era più possibile pagare una scatola di assorbenti al pari di un tartufo»

Verrà inserito in manovra l'abbassamento dal 22 al 10% dell'Iva sugli assorbenti femminili. Una vittoria per i movimenti che tanto si erano spesi per questo risultato. Tra questi Non Una di Meno Transterritoriale Marche

Immagine di repertorio

ANCONA – Scende dal 22 al 10% l’iva sui prodotti assorbenti femminili, la cosiddetta “tampon tax”. Lo ha disposto il governo nella manovra 2022. Una riduzione chiesta da tempo dai movimenti femministi, i quali hanno sempre sostenuto che si tratta di un balzello iniquo, affermando che gli assorbenti non sono beni di lusso, ma beni essenziali, nel senso che non si può scegliere se utilizzarli o meno.

E a guardare bene quanto una donna spende ogni anno, si comprende la necessità della riduzione. Una confezione di assorbenti da 14 pezzi costa in media tra i 4 e i 5 euro e spesso servono due scatole al mese. Insomma una donna spende una media di 126 euro all’anno, dei quali 22.88 euro solo di Iva. Con questa riduzione si risparmieranno circa 10 euro.

Tra i movimenti che si sono spesi per questo tema sul territorio c’è Non Una di Meno Transterritoriale Marche. «Una spesa che incide parecchio nelle tasche delle donne – spiega Marte Manca attivista del movimento – . L’Iva è esagerata e questo dimostra una scarsa attenzione ai bisogni delle donne e alla sessualità».

Una scarsa attenzione, verso la sessualità femminile, dimostrata anche dalla «difficoltà nell’avere una diagnosi di vulvodinia» ed una terapia, tanto da spingere il movimento ad organizzare un presidio che si è tenuto di recente ad Ancona. «Siamo ancora in un sistema patriarcale – prosegue – che non guarda ai bisogni delle donne, né alla sfera della sua sessualità».

Secondo l’attivista non è giusto che le donne debbano pagare così tanto un prodotto che «dovrebbe rientrare nel paniere dei beni di prima necessità, dal momento che le donne non possono fare a meno di utilizzarli».

Inoltre fa notare che «se si considera che una donna generalmente ha il ciclo almeno fino ai 50 anni, si capisce bene il perché della nostra battaglia per l’abbassamento dell’Iva sugli assorbenti femminili». «Non era più possibile continuare a pagare una scatola di assorbenti al pari di un tartufo», conclude.