Niccolò Petrucci: «Ristopro Fabriano, così uniti andremo lontano»

Una lunga chiacchierata con il fromboliere biancoblù, per parlare di sé, della squadra e presentare il "big-match" al PalaGuerrieri, domenica 10 novembre, contro la Tramec Cento che vale il primo posto in classifica

Niccolò Petrucci, guardia/ala della Ristopro Fabriano, sta segnando 11 punti di media con il 37% da tre: nella foto (di Marco Teatini) stringe la mano allo sponsor Di Salvo

FABRIANO – «Contro la Tramec Cento sarà una gran partita, sicuramente di alto livello. E non la vogliamo perdere». Partiamo dalla fine, nella lunga chiacchierata con Niccolò Petrucci, guardia/ala della Ristopro Fabriano, per ricordare l’imminente match che domenica 10 novembre i cartai giocheranno tra le mura amiche del PalaGuerrieri (ore 18): sarà il “big-match” della ottava giornata di serie B di basket, tra le due squadre appaiate al primo posto in classifica con 12 punti.

Ma con il trentenne giocatore romano, uno dei numerosi volti nuovi della Ristopro di questa stagione, gli argomenti trattati son stati molti altri, tanto che la piacevole conversazione è durata molto più del tradizionale “caffè” di metà mattina, sfruttando la mezza giornata di riposo concessa dal coach Lorenzo Pansa alla squadra biancoblù. È stata l’occasione per conoscerlo un po’ meglio.

Niccolò, parlaci un po’ di te…
«Sono nato a Roma, ma in pratica ho vissuto sempre a Ostia. Ho iniziato a giocare a basket seguendo mio cugino, tre anni più grande di me: tutti e due figli unici, eravamo come fratelli e io ripetevo tutto quello che faceva lui. Sono cresciuto nel settore giovanile Stelle Marine Ostia. Poi, siccome ogni estate facevo il camp a Cesenatico, mi hanno notato dalla società di Bassano del Grappa e a 17 anni sono andato via da casa per trasferirmi a giocare in Veneto, è stata un po’ una scommessa. La mia carriera da giocatore è iniziata così».

Le numerose successive tappe ti hanno portato a fare un po’ su è giù per lo stivale: quali esperienze sono state più positive?
«Premesso che sono stato bene dappertutto, ricordo con particolare piacere il periodo a Roseto degli Abruzzi, non solo per i buoni risultati conseguiti visto che arrivammo in finale per salire in B1, ma anche per la passione della piazza per il basket e per la bellezza di avere il mare sulla porta di casa: anche d’inverno, una passeggiata lungo la spiaggia mi faceva iniziare alla grande la giornata. E poi Legnano, dove raggiungemmo la salvezza in A2 con una squadra giovane. Ovviamente Roma, perché conquistare la promozione in A2 in casa propria è una esperienza unica. Ottimi risultati anche a Cassino, pure qui abbiamo raggiunto la promozione in A2, due anni fa, in squadra con me c’era Maurizio Del Testa e ora ci siamo ritrovati a Fabriano».

Già, eccoci a parlare di Fabriano. Squadra tutta nuova, quella costruita dalla Ristopro: com’è stato possibile trovare così rapidamente il giusto amalgama?
«Grazie ad un contesto in cui ci sono regole ben precise e un preciso sistema di gioco voluto dall’allenatore. E poi, come dicevo, c’erano già diversi legami tra noi giocatori, per aver giocato insieme altrove o per amicizie condivise, questo ci ha consentito di trovare il giusto feeling abbastanza presto».

Sei stato il primo giocatore ingaggiato a giugno dalla società E’ vero che hai risposto “sì” in cinque minuti alla chiamata della Ristopro?
«Forse anche meno. Per decidere mi è bastata una telefonata di coach Lorenzo Pansa. Mi è piaciuto subito cosa aveva in mente per la costruzione della squadra. E poi conoscevo già bene la passione che c’è da queste parti per il basket, perché i miei nonni sono originari di Sassoferrato, dove tuttora vivono gli zii, e mio padre è nato qui. Giocare a Fabriano per me è un grande stimolo».

Le aspettative che avevi a giugno, dunque, per il momento sono state ripagate?
«Assolutamente sì. Non posso davvero chiedere di meglio».

Ti puoi descrivere come giocatore?
«Un tiratore, in qualsiasi modo e momento. Mi hanno sempre detto che sono uno di quelli che possono “spaccare” le partite con una serie di conclusioni dalla lunga distanza. E qualche volta è già successo quest’anno, ad esempio contro Cesena e Ozzano: un tiratore quando rilascia la palla già lo sa se andrà dentro. Sono sensazioni uniche. Farlo davanti a duemila persone non è come quando ce ne sono cento, è una spirale positiva che si innesca tra i giocatori e il pubblico – e devo dire che per questo la nostra tifoseria è spettacolare – galvanizza tutti. Poi, certo, so che non devo accontentarmi solo del tiro da fuori, il coach mi chiede anche di essere bravo a cambiare situazioni, essere maggiormente pericoloso in avvicinamento a canestro. Per quanto riguarda la difesa, preferisco avversari grossi, anche più di me. Non sono uno fissato con le statistiche. Anche in una giornata personale storta, se la squadra vince sono contento lo stesso, magari penso a dove migliorare individualmente la prossima volta».

Sei un giocatore che vive di basket “h24” o quando esci dal palasport “stacchi”?
«Dopo le partite mi piace andare subito a vedere i risultati delle altre squadre, la classifica, cosa hanno fatto i miei amici. Ma generalmente una volta uscito dal palasport stacco col basket quasi totalmente».

Fuori dal parquet, dunque, com’è Niccolò Petrucci?
«C’è una versione invernale e una estiva. D’inverno, intendo durante il campionato, il mio cerchio è essenzialmente casa-palasport-compagni di squadra: mi piace così, perché sento il bisogno di riposare e di stare bene ad ogni allenamento, per dare il massimo, altrimenti mi innervosisco. D’estate sono un altro Niccolò, non sto mai a casa: sveglia, palestra, mare… fino alla sera in cui c’è sempre qualcosa da fare».

Torniamo al basket giocato… Come ti senti dopo una sconfitta?
«Se abbiamo giocato bene e gli avversari ancora meglio, non ho rimpianti. Se perdiamo giocando male, come ci è successo a Chieti, la cosa mi fa innervosire. In quella circostanza, comunque, la cosa che mi aveva rincuorato è che pur giocando male eravamo rimasti in partita fino a pochi minuti dalla fine. È bastato ritrovare noi stessi nei giorni successivi e infatti, dopo, abbiamo vinto cinque partite consecutive».

Secondo te, dove può arrivare questa Ristopro Fabriano?
«Siamo una squadra dura ed energica. Se rispettiamo il piano partita, attacchiamo molto bene. Quando decidiamo di difendere, siamo come un muro. Abbiamo un buon organico, struttura e mentalità: dove possiamo arrivare… non mi sbilancio a dirlo, ma penso che se continuiamo così, potremo toglierci molte soddisfazioni. Dipende solo da noi».

Tornando, per concludere, alla sfida di domenica in casa contro la Tramec Cento, che partita sarà?
«Sarà una gran partita, sicuramente di alto livello, di notevole spessore tecnico vista la quantità e qualità dei giocatori in campo. Loro verranno qui per confermarsi al primo posto e ribadire di essere la squadra favorita, ma noi  specie in casa non vogliamo mai perdere. Loro forse hanno maggiore impatto fisico, noi magari abbiamo maggiore velocità e continuità nel gioco. Servirà tanta grinta ed energia. Vincerà chi ha più fame».

Fotogallery di Marco Teatini dedicata a Niccolò Petrucci: