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Futsal, Battistini del Cus Ancona: «Fermino il campionato. Ci considerano professionisti ma non è così»

Sono quattro i tesserati positivi al Covid. Il tecnico della formazione anconetana di serie B chiede attenzione alle istituzioni

Battistini Ristè
Francesco Battistini e Michele Ristè, rispettivamente allenatore e vice del Cus Ancona (Serie B)

ANCONA – Sono quattro i positivi al Covid in casa Cus Ancona (Serie B Futsal) che hanno determinato il rinvio della partita interna contro la Futsal Ternana. Il tecnico anconetano Francesco Battistini ha analizzato la situazione spiegando quanto accaduto nell’ultima settimana: «L’intera squadra, staff tecnico compreso, è stato sottoposto all’esame del tampone. Al momento sono quattro i tesserati risultati positivi al Covid 19. La cosa più importante, nonostante la positività al virus, sono le condizioni di salute di questi ragazzi che per fortuna al momento non destano nessuna preoccupazione. Non hanno febbre, né tanto meno problemi di respirazione. Dell’intera vicenda ovviamente è stata interessata l’Azienda Sanitaria ma anche la Federazione».

Battistini non le manda a dire ai vertici federali chiedendo, senza mezzi termini, di interrompere il campionato a fronte di tutte queste problematiche: «Nei dilettanti tutto si è fermato, la serie D di calcio per esempio non scenderà in campo per l’intero mese di novembre, gli unici che saranno costretti a giocare siamo noi del calcio a 5. Ci considerano dei professionisti, ma le cose stanno in maniera differente. Da quando abbiamo iniziato la stagione sono già stati fatti due serie di test sierologici, una spesa non indifferente, per non parlare poi di tutti gli investimenti per approntare tutte le precauzioni previste dai protocolli. Nonostante le attenzioni, i risultati sono sotto gli occhi di tutti, la pandemia dilaga, anche nel calcio a 5 sarebbe davvero ora che la Federazione decidesse la sospensione del campionato fino a che non ci saranno le condizioni per riprendere».

Poi la chiusura, inequivocabile: «Qualcuno deve capire che a questi livelli, giocatori, dirigenti, collaboratori e membri dello staff tecnico, non vivono in una bolla asettica come avviene per i grandi club».