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Fermana, ufficiale l’addio dell’ex capitano Marco Comotto

L’ex capitano lascia la Fermana dopo 6 anni intensi ed indimenticabili. Per la bandiera gialloblù in arrivo un’altra esperienza prima di chiudere una carriera esemplare

L'ex capitano Marco Comotto che lascerà la Fermana dopo ben 6 stagioni

La nuova Fermana 2021/22 ripartirà, dopo ben 6 stagioni, senza il suo capitano Marco Comotto. L’annuncio ufficiale è arrivato soltanto oggi e la bandiera canarina ha voluto salutare e ringraziare società e tifosi dopo un ciclo fantastico in cui sono arrivate tantissime soddisfazioni e, soprattutto, aver lasciato il segno in un ambiente, quello canarino, che l’ha sempre sostenuto ed incitato. Come tutte le storie belle però, anche questa doveva prima o poi finire.

Nato ad Ivrea (TO), il 9 dicembre 1983, Comotto, cresciuto nel vivaio del Piacenza, ha vestito le maglie di Imolese, Pizzighettone, Piacenza, Biellese, Rivarolese, Pro Settimo, Saint Christophe, Montegranaro, Civitanovese, Recanatese e Fermana, per ben 6 stagioni, 2 in serie D e ben 4 in LegaPro. Oltre 400 presenze in carriera, segnate naturalmente, dalla lunghissima esperienza in maglia gialloblù.

Marco Comotto in azione in una delle sue prime stagioni a Fermo

Queste le parole dell’ex capitano che ha voluto riassumere la sua esperienza a Fermo ricordando i momenti più belli, le sconfitte, il rapporto con ambiente, tifosi e l’ultimo infortunio, che lo ha tenuto lontano dal campo per quasi l’intera stagione: «Sono state stagioni belle e intense. Sono arrivato a Fermo al terzo anno di Serie D ed i risultati ottenuti sono stati fantastici. Penso ai PlayOff il primo anno con la semifinale a Fano, il secondo anno il trionfo in D e una festa finale che ancora mi mette i brividi solo a ripensarci. Poi quattro salvezze in C, con tanto di risultati importanti e quella qualificazione ai playoff che resta nella mente di tutti. Dopo un’intera carriera nei dilettanti, disputare dopo i trent’anni quattro anni in C è stata una grande soddisfazione anche a livello personale. Tra i ricordi più belli direi la vittoria in Serie D: una cavalcata pazzesca, un gruppo incredibile, il pubblico che ci trascina e poi ripeto quella festa in Piazza è stata incredibile. Credo però che un momento in cui abbiamo raggiunto realmente l’apice sia stato con il successo di Pordenone che ci portò in vetta alla classifica. Eravamo entrambe lì in alto e quella vittoria ci fece toccare il punto più in alto in assoluto. Non posso che ringraziare tutti perché mi hanno dato tantissimo. Con il patron Maurizio Vecchiola e con Fabio Massimo Conti sono stati addirittura otto anni insieme, considerando l’esperienza vincente di Montegranaro. Si è creato un legame familiare, ci sentiamo spesso anche al di là del calcio. Fabio Massimo Conti è un amico con cui ci confrontiamo anche per questioni extra calcistiche. Con Vecchiola il rapporto è speciale. Mi hanno voluto bene i tifosi e il confronto c’è sempre stato, chiaro e diretto. Ci ho ragionato molto, dopo quanto mi è accaduto ad ottobre. Ho ancora voglia di giocare perché ho ancora fame. Dopo una media di 30 gare all’anno per una vita non volevo chiudere con un infortunio. A parte il problema all’anca avuto, ho visto che ho ancora forza e mi va di continuare. Sono realista e vorrei unire il calcio ad un percorso che pensa anche al domani, perché gli anni sono tanti e dunque bisogna guardare al futuro. Ora una breve vacanza e poi deciderò con calma il da farsi. Ovviamente, quando ci sarà modo sarò presente allo stadio perché non puoi non fare il tifo per qualcosa che consideri casa tua e che ti è entrata dentro, dopo tanti anni. Un grazie finale alla società come già detto, compresa quella squadra invisibile che non scende in campo ma è un ingranaggio fondamentale. Un saluto grande ai tifosi con i quali il rapporto è sempre stato diretto e ai quali dirò sempre grazie perché noi non siamo mai stati soli».