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Ancona Matelica, la dg Nocelli: «Diteci cosa dobbiamo fare»

La direttrice generale Roberta Nocelli, invoca chiarezza da parte della Lega Pro. C'è il timore che il campionato possa riprendere senza tifosi allo stadio

Roberta Nocelli
La dg dell'Ancona-Matelica Roberta Nocelli

ANCONA – Lega Pro in subbuglio. Non si gioca da prima di Natale (i dorici hanno concluso l’anno con il pareggio casalingo con il Pescara), ma soprattutto regna ancora l’incertezza sulla ripartenza. La pandemia ha minato la serenità di quasi tutti gli spogliatoi e il presidente della C, Francesco Ghirelli, ha potuto solamente sospendere il torneo in attesa di momenti migliori.

Roberta Nocelli, direttrice generale dell’Ancona Matelica, che novità ci sono in tal senso?
«Se iniziamo ad uscire da quello che è il protocollo della Figc allora ci troveremo davanti ad un punto di non ritorno. Abbiamo bisogno di certezze, poche magari, ma importanti perché non si può vivere in questo modo. Ripresa il 22 gennaio? Per ora resto ottimista».

Per non incappare in altre interruzioni, cosa fare?
«Ci sono Asl che decidono arbitrariamente. In continuazione c’è chi dice la sua, dopo tutto questo tempo non si può navigare a vista perché c’è bisogno di altro. Devono farci capire se siamo o non siamo uno dei motori di questa economia, se lo sport come motore per la crescita e l’inclusione dei giovani vada inteso solo una chiacchiera. Poi non ci lamentiamo se scopriamo che c’è chi paga e chi si fa pagare per non vaccinarsi, questo è il frutto di un’epoca malata dove contano le apparenze rispetto alla sostanza».

Teme le porte chiuse?
«Sono preoccupata per questi scenari. Nei bilanci tante società annoverano gli incassi da botteghino che vanno considerati un dato reale su cui contare. Non si può pensare di ripianare la perdita solo con gli sponsor, le aziende versano in una situazione di grande difficoltà. In tutto questo, dopo un intero scorso campionato giocato a porte chiuse, non sono ancora arrivati i ristori promessi a fronte di fatture e incartamenti già consegnati da due mesi».

Sono stati versati dalla Lega i compensi dei minutaggi?
«Ci tengo particolarmente a ringraziare il presidente per aver anticipato di una giornata i contributi visto il momento di difficoltà. Si stanno prendendo decisioni sulle spalle dei club e questo non va bene. Chiudere gli stadi sarebbe la fine indegna dei club che con fatica ed impegno economico importante hanno passato la scorsa stagione interamente a porte chiuse».

Il tetto massimo di 5.000 spettatori è il numero elaborato per la Serie A, e per la C?

«Praticamente parliamo di un numero, senza proporzioni. In Lega Pro adesso siamo al 50%, le 5.000 persone per molti rappresenterebbero un aumento. L’ennesimo controsenso. Stanno mettendo ogni regola, cambiandola e costringendola a ridimensionarci. Mi chiedo spesso dove stiamo andando a sbattere, senza contare che abbiamo degli obblighi contrattuali da rispettare. Si pensa a noi come agli untori del mondo quando invece siamo alla terza dose di vaccino, quando gli spettatori prima dovevano entrare con il tampone delle 48 ore, poi con il super green pass, adesso riduzione della capienza. Diteci se dobbiamo smettere, ma abbiate il coraggio di metterci la faccia visto che i soldi non si sono visti».