Un tesoro di Serra de’ Conti risplende grazie a Matteo Avaltroni

La porta d’accesso a ovest della cinta muraria è stata ristrutturata dal giovane architetto con un progetto di recupero tra tradizione e contemporaneità riconosciuto dal German Design Council

La cinta muraria di Serra de Conti

SERRA DE’ CONTI – Architetto, brillante e con la filosofia della conservazione-trasformazione. Matteo Avaltroni, di Serra de’ Conti, ha portato agli onori della cronaca la sua cittadina d’origine. Suo il recupero storico della porta d’accesso a ovest della cinta muraria. Progetto di recupero che è stato riconosciuto a livello internazionale al German Design Council per la sua capacità innovativa e per saper cogliere le tendenze del futuro.

Matteo Avaltroni

Il complesso risalente al XIV secolo si articola in un doppio arco ed è distribuito su tre livelli. Nella parte alta della porta più esterna, usata un tempo come torre di guardia, sono ancora riconoscibili i merli, chiusi successivamente con una copertura per utilizzare gli spazi come abitazione. Grazie all’intervento di una committenza privata è stato possibile il recupero dell’intero fabbricato la cui realizzazione è stata lunga e complessa. Sono state necessarie delle opere di consolidamento importanti poichè l’edificio presentava diverse criticità strutturali. È stato inoltre necessario liberare il fabbricato dai rimaneggiamenti posticci realizzati nel tempo. Due anni di lavoro che a Matteo Avaltroni hanno portato un doppio risultato: la soddisfazione di avere contribuito a ridare alla sua amata Serra de’ Conti un bel biglietto da visita tirato a lucido e l’orgoglio di avere ricevuto, a posteriori, il prestigioso “Iconic Awards 2018: Innovative architecture” per l’importante connubio fra recupero storico e design contemporaneo.

«Il progetto, chiamato Casa GP, svela la struttura del fabbricato in tutta la sua complessità fatta di archi rampanti, volte e contrafforti, eliminando gran parte dei divisori interni ed utilizzando pochi segni per l’organizzazione dello spazio – sottolinea l’architetto Avaltroni – La matericità delle superfici e l’attenzione all’uso della luce richiamano il fascino della tradizione pur essendo uno spazio connotato fortemente da un design contemporaneo. Se da una parte l’uso della luce artificiale, con lampade e luci spot, rafforza il legame con la tradizione, creando una dimensione più intima e rurale, l’utilizzo di sistemi di climatizzazione e domotica per la termoregolazione, gli oscuranti, il controllo della luce e la diffusione del suono con un sistema a completa scomparsa, guardano con forza alle case del futuro. L’intento era quello di non aggiungere complessità ad uno spazio già di per sé fortemente destrutturato, ma marcare invece una differenza attraverso l’inserimento di elementi puri che definissero lo spazio per contrasto e, non potevo che ispirarmi al riguardo, allo straordinario lavoro dell’artista americano Richard Serra. Non c’è conservazione senza trasformazione, un recupero che dia nuova vita deve rispettare la storia e porre le basi per l’abitare contemporaneo».

L’intervento si inserisce nella logica del recupero dei centri storici la cui importanza oggi, in particolare per le Marche del post sisma, rappresenta un modello di valorizzazione territoriale aderente all’idea di sostenibilità. Al concorso mondiale, quello di Matteo Avaltroni, è stato l’unico, su 53 progetti presentati, progetto di ristrutturazione.