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Senigallia

Taglio degli alberi da viale Anita Garibaldi, il Gsa: «Ecatombe verde»

Dal Gruppo Società e Ambiente l’appello a piantumazioni di essenze adeguate sia per specie che per dimensioni, in modo da offrire fin da subito ombra, frescura e ossigeno. Dito puntato contro chi ha scelto e chi ha accettato passivamente tale decisione

Partiti i lavori in viale Anita Garibaldi a Senigallia: si inizia con il taglio delle alte piante
Partiti i lavori in viale Anita Garibaldi a Senigallia: si inizia con il taglio delle alte piante

SENIGALLIA – Il taglio, in viale Anita Garibaldi, degli alti pini che caratterizzano molte vie del quartiere “piano regolatore” continuano a fomentare critiche e disappunto. Dopo i vari appelli al loro mantenimento giunti da Italia Nostra e altre realtà ambientaliste, interviene anche il Gruppo Società e Ambiente per segnalare come l’abbattimento delle piante sia una decisione drastica che ci presenterà un conto salato. Un conto che in termini ambientali si sta in parte già pagando.

Nei giorni scorsi è infatti iniziato l’intervento di risanamento dell’arteria stradale che collega la zona di via Capanna con quella di corso Matteotti. Il primo passo è stato proprio quello di abbattere gli alberi che erano lì dagli anni ‘40-50: spesso proprio la tipologia degli alberi non era sempre adeguata; la loro collocazione a distanza troppo ravvicinata o nel mezzo dei marciapiedi; l’età o la mancata manutenzione hanno prodotto effetti devastanti. Si sono verificati importanti crolli di grossi rami o intere piante, per non parlare poi delle condizioni dell’asfalto e dei marciapiedi, causa di numerose cadute e anche risarcimenti. Se tutto ciò ha giustificato in parte molti abbattimenti che si stanno verificando da un paio di decenni, questo atteggiamento poco lungimirante di certo ha prodotto un enorme impoverimento del patrimonio arboreo senigalliese.

L’ultimo intervento urbanistico ha portato dunque all’«abbattimento sistematico di decine e decine di meravigliosi pini di 80-90 anni, regno di una ricca biodiversità e che per decenni hanno gratuitamente offerto alla città ombra e ristoro, assorbito anidride carbonica e prodotto ossigeno», spiegano dal Gsa. «L’elegante viale Anita Garibaldi concepito dai nostri predecessori negli anni Trenta del Novecento quale opportuno e piacevole complemento del nuovo quartiere appena nato, non sarà più lo stesso, anche urbanisticamente si tratta di un pezzo importante di città che scompare».

Ma non è solo una questione estetica. Era proprio necessario abbattere tutti questi alberi di prima grandezza? Non esistevano soluzioni alternative per tentare di far coesistere in questo luogo sicurezza, sopravvivenza e benessere degli abitanti umani, animali e vegetali? si domandano dal Gruppo Società e Ambiente che definiscono il taglio «una vera ecatombe verde».

I problemi sono infatti molteplici: innanzitutto, quanti decenni occorreranno per recuperare almeno un po’ di quell’ombra, frescura, aria depurata, benessere che gli storici pini fornivano? E poi, tutta la fauna che ospitavano dove troverà rifugio? Le nuove essenze arboree che verranno messe a dimora in due filari nel “nuovo” viale Anita Garibaldi dovranno essere scelte in modo adeguato anche sul fronte delle dimensioni e delle specie, «tali da essere in grado, nel più breve tempo possibile, di assolvere a quelle funzioni essenziali delle alberature cittadine: ombreggiamento, abbattimento ed assorbimento delle sostanze inquinanti (polveri sottili), attenuazione delle isole di calore e delle alte temperature. La moderna vivaistica ed arboricoltura in questi ultimi anni hanno fatto passi da gigante offrendo innumerevoli possibilità. Basta saper cogliere le opportunità con competenza e lungimiranza». Se così non sarà, ci verrà presentato un conto salato e sarà un po’ colpa «di tutta la collettività locale che, in modo attivo o anche solo passivo, ha voluto o accettato che questa fosse la scelta».