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Senigallia

Svastica incisa sulla porta della Casa del Popolo, insorgono le Anpi di Senigallia e Trecastelli

Morbidelli commenta l'episodio e lancia un appello: «Non basta solo lo sdegno, ma dobbiamo riprendere a lottare»

Svastica sul portone della Casa del Popolo

CASTELLEONE DI SUASA – Oltre all’amministrazione comunale e al circolo Dem corinaldese, anche le sezioni Anpi di Senigallia e Trecastelli intervengono per commentare “l’ignobile e inaccettabile svastica” incisa sulla porta d’ingresso della Casa del Popolo, a Castelleone di Suasa. Il gesto, accaduto a ridosso della giornata della memoria, istituita per ricordare le vittime del nazifascismo e per celebrare la liberazione dei prigionieri dai campi di concentramento e sterminio, non è stato ancora ben chiarito dalle autorità civili e politiche, né dai Carabinieri a cui è stata presentata la denuncia.

Una bravata, un atto di vandalismo o di inciviltà, una mancanza di rispetto: sono diverse le ipotesi che circolano in paese e nella vallata Misa-Nevola. In ognuna di esse però è sottinteso il dolore e il dispiacere per vedere ritornare troppo facilmente alla luce (e quindi avere visibilità pubblica) un simbolo legato indissolubilmente alla più grande tragedia mai commessa dall’uomo nei confronti dell’umanità.

«Il giorno della memoria – si legge in una nota congiunta delle sezioni Anpi di Senigallia e Trecastelli – dovrebbe rappresentare un momento di profonda riflessione, un appuntamento per tenere vivo il ricordo di ciò che hanno rappresentato i campi di sterminio nazisti, un’occasione per imparare dalla storia a essere uomini migliori. Fa veramente male vedere, proprio in questi giorni, incidere sulla porta della casa del popolo di Castelleone una svastica. Certo un gesto che non possiamo fare a meno di disapprovare, considerandolo un atto ignobile e inaccettabile. Ma un gesto che apre in noi ferite profonde, il dubbio che non si stia facendo abbastanza per impedire alla storia di ritornare, la paura che siano bastati pochi anni per cancellare un orrore indescrivibile e il timore che certi valori, che vanno ben oltre la semplice memoria, non siano così radicati nelle nostre comunità. Di fronte a questo gesto è doveroso fermarsi e interrogarsi, ma non possiamo nemmeno permetterci di non reagire. Non basta solo lo sdegno, ma dobbiamo riprendere a lottare affinché ogni comunità diventi non un luogo con una svastica ma con segni di amore, accettazione e accoglienza del diverso, un luogo con pareti dipinte con i colori della pace in cui certe storie non si possano più ripetere».