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Senigallia

Senigallia e il verde urbano: la gestione non piace al gruppo Società e Ambiente

Dall'associazione ambientalista arriva il monito agli amministratori perché si ripensi il modo di gestire gli alberi, favorendo le zone ombreggiate anche in centro. «Tante eliminazioni e abbattimenti, e quando vengono sostituite assistiamo a situazioni penose, a volte grottesche»

I giardini sul lungomare Da Vinci, a Senigallia, tra la pensione Lucia e il camping Verde Mare
I giardini sul lungomare Da Vinci, a Senigallia

SENIGALLIA – Riflettere sul verde urbano, sulla sua utilità e soprattutto sulla sua gestione. Arriva dal gruppo Società e Ambiente il monito all’amministrazione comunale – questa come quelle precedenti – perché venga ripensato il modo con cui si affronta il tema delle piantumazioni degli alberi, soprattutto nelle aree e nelle strade cittadine. Perché se è vero che in campagna il verde non manca, anche se non tutte le vie sono alberate, in città il discorso cambia e notevolmente, facendo sì che automobilisti, ciclisti e pedoni apprezzino quel poco di ombra che rimane – parliamo dell’estate ovviamente – a discapito dell’aspetto estetico.

«In passato l’ombra ha avuto sempre una grande importanza nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni» spiegano dal Gsa, l’associazione ambientalista che a febbraio ha compiuto 39 anni di attività. Da un lato per la questione dell’ombreggiatura, dall’altro per la produzione di frutti, persino delle ghiande per i suini. Non veniva quindi data molta importanza all’estetica dei viali, ma si guardava di più all’utilità dato che l’aria condizionata non esisteva ancora.

Con il passare del tempo e delle caratteristiche tecniche delle auto, questa ombra sembrava essere sempre meno importante. Oggi, dove un tempo si sceglievano piazze alberate per i mercati, di verde non c’è – è proprio il caso di dirlo – nemmeno l’ombra; «anche i parcheggi alberati erano, fino a non molti anni fa, una scelta importante, un pregio ed un vanto per molte città. Oggi questo valore sembra disconosciuto, anche se nei giorni caldi e soleggiati persiste la caccia, quasi disperata, da parte di automobilisti e pedoni, di ciò che resta ancora dell’ombra».

Secondo il direttivo del Gsa, la questione è stata ridotta ai minimi termini: le amministrazioni comunali non guardano più all’utilità per i fruitori delle strade ma al costo della manutenzione degli alberi, dei marciapiedi e del manto stradale; non si calcola più l’area ombreggiante ma il danno che una radice che fuoriesce dalla superficie può causare in un pedone o che un ramo può causare finendo per la neve o il vento sopra un’auto parcheggiata.

Questioni certamente importanti ma non esaustive di tutte le ragioni per cui si sceglievano i mettere a dimora nelle città tanti alberi nel passato. «Le vecchie e grandi alberature di strade e piazze vanno “ammodernate e riqualificate” – spiegano ancora dal Gsa – il che significa che spesso sono eliminate definitivamente, a volte sostituite. Ed è proprio nel caso delle sostituzioni che assistiamo a situazioni penose, a volte grottesche. Tanto per restare nella nostra città, piazze in cui pioppi quasi secolari sostituiti, nei casi in cui sostituzione c’è stata, con arbusti come oleandri e ibischi, ovviamente allevati ad alberetto, ed altre amenità del genere; viali alberati con agrifogli e lagerstremie, piante che alberi veri non saranno mai. E poi la moda recente dei cipressi, che pare non avendo rami laterali siano ritenuti di facile gestione e manutenzione e non costituirebbero pericolo per il traffico. Ma in quanto a ombra… L’impressione è che si piantino alberi solo per fare numero, perché servono in fase di redazione di bilanci e statistiche. Le auto ferme nei parcheggi e lungo le strade non ombreggiate si trasformano presto, specie in questa stagione, in scatole roventi e impraticabili. Allora si ricorre all’elemento artificiale, l’aria condizionata, magari mettendola in funzione diverso tempo prima di partire, alla faccia della lotta contro il riscaldamento climatico, l’inquinamento ed il risparmio energetico. Non sarebbe ora di passare dai buoni proponimenti ai fatti concreti, di ripensare anche a questo aspetto, forse più piccolo di altri, del nostro modello di sviluppo?»