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Senigallia

Senigallia, slittano le tasse: le imprese chiedono una riduzione

Pagamenti ritardati da maggio a fine anno. Le associazioni di categoria soddisfatte a metà. Confartigianato: «Chi non lavora come fa a pagare? Serve una rimodulazione»

Il centro storico della città di Senigallia visto dal porto
Il centro storico della città di Senigallia visto dal porto

SENIGALLIA – L’emergenza coronavirus non è terminata e con essa non si è ancora conclusa la fase in cui molte imprese devono rimanere chiuse. Motivo per cui la giunta municipale ha deliberato alcune misure a favore della cittadinanza che prevedono lo slittamento delle scadenze di alcuni tributi comunali e tasse, come la tari, e dei fitti. Misure richieste a gran voce dalle associazioni di categoria con le quali nei giorni scorsi c’era stato un incontro – manco a dirlo – virtuale dati i tempi che corrono.

Partendo dalla tassa sui rifiuti – tari – la cui prima rata in scadenza il 16 marzo era già slittata al 16 aprile, la giunta ha stabilito che la prima quota da versare nelle casse comunali verrà procrastinata al 16 giugno mentre per la seconda rata si è deciso di posticiparla al 16 luglio. Terza e quarta rata restano al momento invariate nelle scadenze del 16 settembre e 16 dicembre.

Per quanto riguarda la concessione occupazione di spazi ed aree pubbliche (cosap) ordinaria di importo fino a 1.032,91 euro la scadenza è posticipata al 31 maggio, mentre per importi superiori a tale cifra slittano alla data del 31 maggio le scadenze delle prime due rate del 31 marzo e del 30 aprile. Invariate anche in questo caso le scadenze della terza e quarta rata (rispettivamente 31 luglio e 31 ottobre). La tari giornaliera seguirà le scadenze previste per le tasse del cosap in quanto oggetto della medesima bollettazione.

L’imposta comunale di pubblicità per importi fino a 1.549 euro – rata unica – verrà posticipata al 31 maggio. Per cifre superiori, invece, vengono posticipate alla data del 31 maggio le scadenze delle prime due rate del 31 gennaio e del 31 marzo, già posticipate al 28 aprile, mentre restano invariate le scadenze della terza e quarta rata (rispettivamente 30 giugno e 30 settembre).

La giunta municipale ha poi deciso la sospensione, anche a ratifica, dei pagamenti relativi ai canoni di locazione e concessione dei beni immobili del patrimonio comunale, i cui termini di scadenza, a prescindere dalla periodicità contrattualmente prevista, siano compresi nel periodo che va dal primo marzo al 31 maggio, consentendo pertanto che i relativi importi dovuti possano essere versati al Comune, anche non in un’unica soluzione, entro e non oltre la scadenza del 31 dicembre prossimo. Per gli importi oggetto di rateizzazione disposte dall’ufficio tributi, è sospeso, anche a ratifica, il versamento delle rate scadenti il 31 marzo, il 30 aprile e il 31 maggio e i relativi importi dovranno comunque essere versati dal contribuente, anche non cumulativamente, entro e non oltre il 31 dicembre prossimo.

«Una decisione doverosa – spiegano il sindaco Maurizio Mangialardi e l’assessore allo sviluppo economico Ludovica Giuliani – per dare un po’ di ossigeno alle imprese, ma anche per limitare la circolazione dei cittadini ed evitare assembramenti di persone nelle varie sedi in cui può essere effettuato il pagamento. Chiaramente crea qualche problema di cassa all’ente, ma abbiamo ritenuto che in questa difficile fase il sostegno alle attività economiche e la tutela della salute pubblica rappresentino la priorità assoluta».

In realtà le associazioni di categoria chiedevano una maggiore incisività. «Potremo essere soddisfatti solo se questo sarà un primo passo verso la riduzione dei tributi» spiega Giacomo Cicconi Massi, responsabile Confartigianato Senigallia. La proroga può andare bene in questo primo momento, ma se le imprese non hanno lavorato e non hanno incassato per mesi, avranno problemi a pagare le tasse anche in seguito. «Posticiparle serve a poco se io non ho soldi per affrontarle. Bisognerà fare i conti con i contributi che arriveranno, è vero, ma anche con una differente domanda di mercato che nessuno ora può prevedere. Le imprese non vogliono esimersi dal pagare i tributi ma è chiaro che serve una rimodulazione importante perché se anche ripartissimo domani, di quanto sarà calato il fatturato? Tutto si dovrà adeguare, c’è d’altronde una recessione mondiale che ci deve spingere a ragionare per una riduzione o eliminazione delle tasse».

Senza contare che altre spese, come le bollette o le rate dei mutui, stanno continuando ad arrivare come prima, anche a fronte di consumi e introiti azzerati. «Bisogna urgentemente riflettere e organizzare la fase due, la ripartenza con riaperture progressive per rilanciare l’economia. Magari sarà necessario andare in negozio con mascherine e guanti, ma serve a tutto il paese che le imprese riaprano e che le persone possano uscire con le giuste precauzioni, altrimenti non si riparte più. Anche la burocrazia dovrà essere snellita, basti guardare gli altri paesi. Burocrazia, ritardi oggettivi, scarsi contributi (che ancora in gran parte devono arrivare, Ndr) e una politica poco rivolta al cittadino e alle imprese: sono tutti fattori che stanno stritolando l’Italia» conclude la Confartigianato.