Senigallia, ritirata la mozione sul divieto di fumo in spiaggia

Nonostante il generale accordo di tutti i consiglieri al principio di disincentivare il comportamento, sono ancora troppe le perplessità e le complessità pratiche che il divieto porta con sé

L'estate a Senigallia: una distesa di ombrelloni sulla spiaggia di velluto con vista del Conero
La spiaggia di Senigallia d'estate

SENIGALLIA – È stata discussa, esaminata e infine ritirata la mozione sul divieto di fumo in spiaggia e nei luoghi sensibili della città. A presentarla è stato il consigliere del gruppo misto Riccardo Mandolini che ha proposto alla III e alla IV Commissione riunite congiuntamente di impegnare il sindaco verso misure per la tutela della salute, del decoro e della vivibilità tramite il divieto di fumo sul territorio comunale.

Mandolini – che già aveva proposto la mozione in Consiglio, poi rimandata alla Commissione – ha citato numerosi esempi dal Veneto alla Sardegna, dalla Puglia alla Sicilia e alle Marche (San Benedetto del Tronto e Sirolo) in cui vige un’ordinanza che vieta di accendersi sigarette in spiaggia e nei luoghi dove sono presenti bambini o donne in evidente stato di gravidanza. «Ordinanza che non contrasta le norme nazionali – ha precisato il proponente, riferendosi a quanto ipotizzato precedentemente in Consiglio – e che quindi non esporrebbe il Comune a ricorsi da parte dei fumatori».

Contestualmente, la mozione impegnava il sindaco a proporre ai consiglieri regionali e ai parlamentari marchigiani a elaborare una legge nazionale che potesse finalmente dare una contestualizzazione legislativa complessiva e definitiva per risolvere tutte le questioni che sono in sospeso da anni.

Ampio il dibattito in aula consiliare sia da parte dei consiglieri di minoranza che di maggioranza. Tra gli argomenti a favore del divieto di fumo sono state citate le questioni relative alla salute delle persone, sia fumatrici che quelle costrette a respirare i fumi passivi, e quelle ambientali, relative all’inquinamento: ormai i mozziconi di sigaretta, le cosiddette “cicche”, sono tra i rifiuti più presenti nei litorali o nei mari italiani e del mondo, segno di quell’abitudine di fumare in spiaggia e poi gettare il residuo dove capita.

Molte le perplessità sollevate alla mozione: l’assessore alla sanità Carlo Girolametti (La Città Futura) ha sollevato dubbi sulla concretizzazione di questo divieto, mentre la presidente della IV Commissione Margherita Angeletti – medico di professione eletto nelle lista Pd – ha specificato che nonostante i divieti, «negli ultimi due anni il fumo è in aumento», segno che serve più sensibilizzazione sul tema.
Stesso parere per Mauro Gregorini (Art.1-Mdp) e Luigi Rebecchini (Unione Civica). «I divieti non funzionano – ha affermato in aula il primo – è meglio lavorare con calma e per bene a un atto che possa impegnare i parlamentari per una legge nazionale, anziché esporre il Comune a possibili ricorsi». «Non servono divieti talebani, ma solo buon senso» ha fatto eco il secondo dai banchi dell’opposizione.

Anche il consigliere Mauro Pierfederici (Pd) si è espresso in modo contrario al divieto: «Serve praticità quando si affrontano certe questioni. Nonostante io sia un non fumatore da sempre, nonostante abbia provato a convincere tante persone a non fumare, mi sono accorto che il divieto non funziona. Inoltre, sono troppe le questioni pratiche che troverebbero una difficile concretizzazione: per esempio, dall’approvazione del regolamento di polizia urbana a oggi, quante sono le multe a chi getta cicche in strada? Chi dovrebbe pattugliare poi l’arenile per controllare il divieto di fumo? Meglio lavorare sulla dissuasione morale, specialmente verso i giovani».

Alla fine del dibattito la mozione è stata ritirata, con l’impegno di presentarne una nuova incentrata sulla sensibilizzazione dei ragazzi, sul disincentivare certi comportamenti e sull’impegno dei parlamentari ad approvare una legge quadro in sede nazionale.