Pini pericolosi a Senigallia? Problemi e possibili soluzioni, «ma salviamo il verde»

Il gruppo società e ambiente interviene nel dibattito cittadino utilizzando le parole del dottor Giovanni Morelli, esperto del settore, che propone alcuni accorgimenti per la sicurezza e il mantenimento del verde in città

Il grosso pino caduto sulla recinzione della casa
Il grosso pino caduto sulla recinzione della casa

SENIGALLIA – Sul tema della presenza dei pini mediterranei nelle città italiane e sulla difficile convivenza con manufatti e servizi viari – e la spiaggia di velluto ne è un esempio – interviene il Gsa. Il gruppo società e ambiente di Senigallia, che da anni si batte per la cura e la salvaguardia del verde, soprattutto nel contesto urbano, ha voluto rendere noto il parere di uno dei massimi esperti sulla questione.

«Sul problema dei pini nei centri urbani, un argomento di cui si parla molto in questo periodo, vogliamo fare una riflessione fra tanti luoghi comuni e molte inesattezze», sostengono dall’associazione ambientalista locale. Lo spunto lo offre proprio un’intervista al dottor Giovanni Morelli pubblicata sul giornale “Fratello Albero” edito dal Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio onlus (Conalpa).

L’esperto – uno dei più importanti del settore sia in Italia che a livello internazionale – prende in considerazione alcuni luoghi comuni per tentare di dare un punto di vista innovativo al dibattito sul mantenimento nelle città di tali essenze che, in passato come oggi, hanno creato e creano ancora vari problemi alla viabilità e alla sicurezza di persone e beni ma assicurano bellezza, qualità dell’aria e della vita. Radici, potature, stabilità, vantaggi per l’aria che respiriamo: tanti sono i temi da prendere in considerazione per un esame complessivo e dare un giudizio consapevole.

Le radici. I pini mediterranei hanno un apparato complesso, non solo orizzontale ma anche verticale che va in profondità e assicura una forte stabilità alla pianta, anche in caso di sempre più frequenti fenomeni atmosferici intensi. In ambito urbano le radici vengono spesso recise o devono comunque adattarsi (a volte drasticamente) per fare spazio ai vari sottoservizi e manufatti che una città richiede. Se un pino cade perché si sradica dal terreno – come avvenuto poche settimane fa proprio a Senigallia, in viale Anita Garibaldi – può voler dire che ci sono state fin troppe recisioni alle radici: frutto di scelte sbagliate o di incoscienza? A volte le cose possono coincidere secondo Morelli.

Via don Minzoni a Senigallia, con i grossi e vecchi pini
Via don Minzoni a Senigallia, con i grossi e vecchi pini

I danni alle strade. La formazione dei noduli che rovinano le pavimentazioni stradali o le condotte fognarie solo per fare qualche esempio, possono essere contrastati – anche se si tratta di un processo naturale – con «alcuni accorgimenti come l’innalzamento del piano di campagna o barriere verticali» da posare ad hoc, «non con la rasatura e fresatura delle radici». In molti – sindaco in testa – si sono espressi sostenendo che i pini siano stati piantati male o in posti inadeguati rispetto al contesto urbano. Certo, abbelliscono le nostre città, danno loro un aspetto caratteristico, ma a che prezzo? Nella spiaggia di velluto sono state eliminate alcune piante di pino mediterraneo nei pressi della stazione.

I motivi alla base di quella scelta erano molteplici: tra questi anche la questione dell’incolumità delle persone che transitavano sotto la famosa pinetina e delle macchine parcheggiate sotto. Diversi gli episodi di rami e alberi crollati per gli eventi atmosferici o per cattiva manutenzione che costringevano il Comune a correre a costosi ripari.

Proprio la mancanza di un’adeguata manutenzione spesso è all’origine di questi problemi. «A poco servono le cosiddette “potature di alleggerimento”, oggi molto di moda, se non a comunicare un momentaneo messaggio rassicurante – spiega Morelli -. Ridurre i pini a pennacchi a volte ridicoli non dà loro stabilità se la stessa era già problematica, ma rischia anzi di accentuarla. A volte si assiste a questa “cura” dopo la caduta di un ramo. Ma non è detto che se cade un ramo deve cadere anche l’albero, e in ogni caso analisi ed eventuali provvedimenti devono essere fatti con ben maggiore attenzione e competenza».

Tra i consigli per monitorare la stabilità delle piante, Morelli suggerisce «metodi di controllo visivi, metodi induttivi attivi (trazione controllata) o passivi (sensori di movimento), anche a campione, almeno nel definire dei comportamenti che devono poi essere criticamente interpretati».

Le radici dei pini hanno rovinato il manto stradale in molte vie di Senigallia
Le radici dei pini hanno rovinato il manto stradale in molte vie di Senigallia

Insomma per Morelli, se ci fosse la volontà di salvaguardare i pini nelle città, si troverebbero le soluzioni ma molto spesso si preme sul fatto che siano sempre i pini a cadere. E’ solo una questione statistica poiché sono gli alberi più presenti, ma tanto basta per indicare la via più facile: quella di abbatterli per sostituirli con alberi che daranno meno problemi, con specie di piccole dimensioni, con chioma piramidale, a lenta crescita, come in corso Matteotti.

Secondo l’esperto il problema è che, così facendo, si rischia di «perdere definitivamente un patrimonio naturale di viali ed alberate che da molti decenni abbelliscono e rendono molto più vivibili le nostre città». Una possibile soluzione, quindi, è quella di conoscere meglio queste piante e il contesto in cui si opera, con la speranza che si possa piantare con intelligenza e lungimiranza, non solo nei parchi o giardini, ma anche nelle strade. Di Senigallia come di tutto il mondo.

Corso Matteotti a Senigallia
Corso Matteotti a Senigallia