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Senigallia

Senigallia: operatori balneari pronti a ripartire tra ottimismo e preoccupazione

Filippo Borioni, titolare dei bagni 77 e responsabile Oasi Confartigianato: «Sarà una stagione nuova, difficile sotto vari punti di vista; ma se rispetteremo le regole, se avremo buon senso, riusciremo a goderci l’estate»

Filippo Borioni
Filippo Borioni

SENIGALLIA – C’è ottimismo ma con più d’una riserva da parte degli operatori balneari e turistici di Senigallia, perché tante sono le incognite su questa stagione in fase di partenza. I turisti verranno sulla spiaggia di velluto, fresca della doppia bandiera blu? Le norme appena varate per la riapertura delle varie attività si potranno poi allentare più avanti? Ci sarà un calo di fatturato? Difficile fare stime preventive su come andrà ma intanto ci si prepara ad affrontare una stagione che certamente sarà più dura degli altri anni.

«Non possiamo prevedere adesso come andrà la stagione estiva perché le tipologie dei servizi, dagli stabilimenti balneari alle strutture ricettive e ai ristoranti, incidono fortemente su ogni calcolo e stima» afferma Filippo Borioni, titolare dei bagni 77 a Senigallia e responsabile regionale Oasi Confartigianato. «Possiamo certamente affermare che sarà una stagione nuova, difficile sotto vari punti di vista; ma sono anche convinto che se rispetteremo le regole, se avremo buon senso osservando il distanziamento sociale, clienti compresi, se avremo un po’ più cura degli altri anni, riusciremo a goderci l’estate».

Le disposizioni regionali prevedono che negli stabilimenti balneari ci sia un solo ombrellone in un’area di 10,5 metri quadrati. Una misura che Borioni accetta di buon grado, innanzitutto perché «si basa su quella che è una raccomandazione dell’Organizzazione mondiale della sanità per quanto riguarda gli spazi chiusi e quindi si può stare ancora più tranquilli, a maggior ragione negli spazi aperti»; e in secondo luogo perché lui stesso aveva già fatto una scelta in tal senso. «Nel mio stabilimento io avevo 180 ombrelloni – spiega Borioni – e continuerò ad averne 180 perché già prima di questa situazione io lasciavo ben 12 mq. Preferisco che i miei clienti siano tranquilli e sereni». Molte altre realtà balneari dovranno sfruttare le aree gioco per la posa degli ombrelloni o per altri servizi, recuperando un po’ di spazio che si perderà con le norme restrittive ma «tutto sommato credo sia un buon risultato frutto del confronto con la Regione».

Un compromesso dunque tra interessi pubblici ed economici. Ma Borioni va oltre: «Più che altro secondo me l’occasione è da cogliere per sburocratizzare il settore, eliminando dei vincoli assurdi e dando l’opportunità di investire nei servizi, di diversificare l’offerta, o quanto meno di mettersi al pari con quanto si fa in altre realtà italiane. A questo serve il confronto e servirà ancora, ragionando per esempio sugli orari delle attività balneari».

Certo ci sono anche molte preoccupazioni: le norme che mirano alla sicurezza pubblica impongono standard nuovi, come sul servizio di salvataggio, gli accessi su prenotazione, igienizzazione dei locali balneari, costi maggiorati e, al momento, tributi solo rimandati di qualche mese. Persino la responsabilità per quanto riguarda il personale dipendente rischia di diventare un serio problema: «Innanzitutto io non so come si possa stabilire che un dipendente si è ammalato al lavoro – ammette Borioni che prosegue – e poi che faccio, controllo i miei collaboratori anche fuori dallo stabilimento?».

La voglia di tornare al mare comunque c’è ed è palpabile, non solo tra i senigalliesi ma anche tra i turisti che scelgono la spiaggia di velluto (lo faranno ancora pur senza eventi?) e in generale le Marche per la propria vacanza. «Le dinamiche sui flussi turistici sono ancora delle incognite, per esempio quanti alberghi saranno aperti?» si domanda il 38enne responsabile Oasi Confartigianato. «Ma su tutto inciderà anche il terrorismo mediatico: far circolare delle bozze sulle disposizioni future che si sta solo ipotizzando rischia di confondere se non spaventare il potenziale turista». Il riferimento è all’utilizzo del plexiglass al mare, alla mostruosità che si faceva solo fatica a immaginare negli stabilimenti balneari, ma anche all’incongruenza tra disposizioni nazionali e regionali o alle indicazioni Inail «che non sono legge». 

Ma una soluzione c’è: «Io ho già scritto ai miei iscritti e clienti, dando quelle che sono le indicazioni reali, cercando di essere chiaro e di eliminare la confusione che circola. Alla fine sono semplici regole da osservare come il distanziamento sociale: se una persona sta prendendo il caffè, potrò aspettare un metro e mezzo più indietro? O se vedo davanti a me uno che fa il bagno, potrò spostarmi più in là? A Senigallia ci sono 14 km di costa: c’è spazio per tutti. E in sicurezza».