Senigallia, tre progetti (tra le proteste) per mettere in sicurezza il fiume Misa

Seduta concitata in II Commissione per parlare dei lavori su argini, sfioratori, fosso Sambuco, escavo e casse di espansione. Gli alluvionati portano cartelli polemici e una canoa

Le proteste degli alluvionati per sollecitare i lavori sul fiume Misa
Le proteste degli alluvionati per sollecitare i lavori sul fiume Misa

SENIGALLIA – Riunione calda, e non solo per le condizioni meteo, quella della II Commissione consiliare che ha discusso mercoledì 5 giugno dei lavori lungo il tratto extraurbano del fiume Misa e nel tratto cittadino fino alla foce. Lavori che devono essere programmati sia perché interessano varie criticità con priorità diverse, sia per le ingenti risorse che sono state stanziate, o che stanno per esserlo. A tal proposito, spuntano tre progetti diversi ma con costi di svariati milioni di euro, che al momento non si riescono a reperire.

La commissione era stata convocata dal presidente Mauro Gregorini su richiesta dei consiglieri Luigi Rebecchini (Unione Civica) e Riccardo Mandolini (gruppo misto). All’esterno il comitato alluvionati ha atteso i tecnici e le autorità – il sindaco Maurizio Mangialardi, l’assessore regionale Angelo Sciapichetti e il presidente del Consorzio di Bonifica delle Marche Claudio Netti – con cartelli di protesta e una canoa, sottolineando la paura con cui sono costretti a vivere alcuni residenti che per primi sono a rischio in caso di piene, anche modeste, del fiume Misa.

All’interno il clima della giornata afosa si è surriscaldato ancora di più quando si è parlato dei tre progetti ideati da Regione e Consorzio di bonifica: necessitano di stanziamenti che vanno dai 18 ai 55 milioni di euro. In particolare, il progetto più – per così dire – economico prevede la sistemazione di altri tratti critici di argini (quasi 5 milioni di euro), come è stato fatto in alcuni punti già lo scorso anno: il rifacimento del ponte II Giugno a campata unica (2,4 mln €); il dragaggio del fiume e la scogliera a protezione del braccio sud (levante) del porto per evitare l’insabbiamento a causa delle correnti (2,6 mln €); manutenzione per una ventina di anni (2 mln €) e lo sfioratore (6 mln €), una serie di “finestre” con reti metalliche che entrerebbero in funzione solo in caso di piena del fiume per sfogare parte dell’acqua nella darsena dei pescherecci in un lasso di tempo di sei ore, sufficienti quindi anche a far spostare le imbarcazioni in caso di problematiche.

Il presidente del Consorzio di Bonifica Claudio Netti spiega i tre progetti sul fiume Misa
Il presidente del Consorzio di Bonifica Claudio Netti spiega i tre progetti sul fiume Misa

Nel secondo progetto, al posto dello sfioratore si penserebbe ad allargare il canale del fiume Misa, un’idea da 15 milioni a cui vanno aggiunte le altre opere citate prima per un totale di oltre 25 mln €.
Nel terzo progetto, infine, da ben 55 mln €, al posto dello sfioratore o dell’allargamento del canale, si dovrebbe allestire una serie di casse di espansione (circa 17) lungo tutto il fiume Misa per evitare guai in città in caso di piena.

Tra i vari problemi sottolineati dal Comitato alluvionati non c’è solo la tempistica ma anche le risorse: l’assessore regionale Sciapichetti ha confermato che mancano all’appello dieci milioni promessi grazie al progetto “Italia Sicura” e bloccati a causa del cambio di governo. Per cui il primo passo sarà sbloccare quei fondi e trovarne altri: in cassa al momento ce ne sono circa 4,3 che serviranno per argini e fosso Sambuco, mentre per le vasche di espansione alle Bettolelle si è già nella fase progettuale (costo oltre 4,1 mln €).

La II commissione sui lavori sul fiume Misa
La II commissione sui lavori sul fiume Misa

Già, il fosso del Sambuco, quel fosso alla Marazzana che finisce nel fiume controcorrente e che in caso di piena si riempie senza riuscire a sfogarsi nel Misa: proprio su questo punto si sono alzate alcune proteste durante il confronto con i tecnici della Regione e dell’Autorità di Bacino perché i tempi corrono e le piene colgono spesso di sorpresa. Secondo l’ingegnere Stefano Tefoni, una proposta non troppo impegnativa per sistemarlo potrebbe essere quella di far defluire il Sambuco all’interno della cassa di espansione, altrimenti di raddrizzarlo in modo da non essere più controcorrente.

Su questi nodi si dovrà esprimere la politica: al di là delle questioni spinose emerse in commissione, il suggerimento del sindaco è di procedere con la proposta da 18 milioni di euro, lavorare per trovare le risorse adeguate e partire intanto con i lavori di escavo del fiume per togliere gli isolotti di sabbia, detriti e ghiaia, raddrizzare il fosso Sambuco e rafforzare gli argini critici. Una seconda fase si potrebbe aprire entro la fine del 2019 con la progettazione del ponte II Giugno a campata unica, il più pericoloso al momento. Ma è ora di decidere e di intervenire.