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Senigallia

Sanità, da Senigallia l’affondo del Partito Democratico contro il centrodestra

Mangialardi, Barocci e Romano: «Qui situazione inquietante ma nelle altre strutture delle Marche non se la passano meglio: dove sono finite tutte le promesse elettorali? Il rischio è che si sprechino le risorse del Pnrr per cattedrali nel deserto»

Le critiche sulla sanità regionale e locale arrivano da Senigallia: da sinistra Maurizio Mangialardi, Massimo Barocci e Dario Romano
Le critiche sulla sanità regionale e locale arrivano da Senigallia: da sinistra Maurizio Mangialardi, Massimo Barocci e Dario Romano

SENIGALLIA – È allarmante lo stato della sanità pubblica ma sarà sempre peggio se nelle Marche non verranno programmati gli investimenti con una visione che attualmente manca. Il risultato? Ci saranno nuove strutture solo grazie alle risorse europee ma senza professionisti, contenitori vuoti dunque che porteranno le persone a rivolgersi sempre più al settore privato. Questo è quanto prevede il Pd senigalliese che, affiancato dal capogruppo in consiglio regionale Maurizio Mangialardi, muove una decisa critica alla giunta regionale a guida Acquaroli. E non mancano le accuse a quella comunale e al sindaco Olivetti per l’atteggiamento tenuto finora.

Le problematiche del “Principe di Piemonte” sono ormai note a tutti: basta recarsi in una qualsiasi delle strutture ospedaliere cittadine per rendersi conto dei disservizi, tra macchinari obsoleti, strutture non più adeguate e, soprattutto, personale ridotto all’osso. Mancano medici e infermieri: appena si ammala uno dei professionisti in forze al nosocomio cittadino, lascia il reparto in forti difficoltà e molti di questi vengono chiusi ripetutamente o viene cessata l’attività ambulatoriale. Le lunghe liste di attesa non sono mai state risolte con la conseguenza che, chi può, si rivolge altrove. Il che significa al privato, ma non tutti hanno le capacità economiche per farlo.

«La situazione della sanità qui a Senigallia è inquietante – esordisce Massimo Barocci, segretario comunale del Partito Democratico – e la vediamo peggiorare di giorno in giorno. C’è una visione incentrata sull’ospedale ma cozza con la strategia del governo che punta invece sulla medicina territoriale. Qui sono previsti investimenti sul pronto soccorso che sarà nuovissimo grazie ai fondi del pnrr, e quindi dell’Europa, ma vuoto di personale, sguarnito di professionisti. Sembra che chi ci governa in Regione non abbia una visione d’insieme della sanità pubblica, che improvvisino e che vivano alla giornata; serve invece una programmazione seria che possa fare conto non solo sull’analisi demografica dell’utenza ma anche in base ai professionisti ci sono oggi e che ci saranno domani, altrimenti sarà tutto inutile. E a causa di questa situazione molte persone si stanno già rivolgendo al privato, mentre altri rinunciano alle cure non potendo sostenerne i costi». 

Se la situazione di Senigallia è critica, con solo cinque medici impiegati al pronto soccorso e gravi difficoltà persino a coprire i turni, non se la passano granché meglio le altre strutture marchigiane. Ad ampliare l’orizzonte delle riflessioni sulla sanità ci ha pensato il capogruppo dem in consiglio regionale Maurizio Mangialardi. «Siamo più o meno tutti nella stessa situazione – ha spiegato l’ex sindaco della spiaggia di velluto – anche nelle altre province. L’annuncio sostenuto più volte in campagna elettorale di riaprire i 13 ospedali chiusi, come risposta alle varie problematiche, non si potrà realizzare in base alle normative, non lo prevede nemmeno l’Europa, non è contenuto nel Pnrr. Ora che la campagna elettorale sembra essere finita, questa giunta sta provando a riorganizzare la sanità in base a un modello che non potrà essere concretizzato, senza coinvolgere i sindaci se non all’ultimo e spostando le scelte in base alle necessità politiche».

Mancano insomma la visione strategica e la condivisione col territorio. Questa l’accusa principale rivolta dal Partito Democratico al centrodestra marchigiano che ha a disposizione importanti risorse. E se a livello regionale la sanità non versa in buone condizioni, a maggior ragione soffre l’anello debole, Senigallia. «Quando era presidente del Comitato cittadino per l’ospedale – tuona Mangialardi – Olivetti si lamentava continuamente per la sanità pubblica. Ma fino al 2016 al pronto soccorso c’erano 14 medici, che durante la primissima fase della pandemia, nel 2020, sono arrivati anche a 18-20: oggi ce ne sono 5, lavorano ogni volta 12 ore ciascuno, non riescono a coprire i turni e non osservano il dovuto riposo e non possono andare in fiere». 

C’era la speranza che dai vari bandi per l’assunzione di medici annunciati per l’intera area vasta 2, potessero arrivare rinforzi per Senigallia ma si è rivelata praticamente vana, secondo i dem. «Innanzitutto sono sei per tutto il presidio unico dell’Av2 – spiegano i democratici – e poi uno è già dipendente qui; uno arriva in sostituzione di un pensionamento e l’altro che arriva farà solo 12 ore a settimana». Così non si possono coprire i turni e così non si potrà affrontare nemmeno l’estate. Altre risorse potrebbero essere individuate tra studenti e laureandi di medicina ma, dopo opportuna formazione, potranno essere impiegate per la risoluzione dei soli codici bianchi. Quindi anche da lì non sembrano arrivare risposte alle criticità che Senigallia, come tante altre città marchigiane, stanno mostrando. «Stanno andando avanti da mesi con ordini di servizio, ma essendo anche gli altri reparti ridotti all’osso, quando un medico viene impiegato al pronto soccorso, lascia il suo reparto in grave difficoltà. Non si può andare avanti così, abbiamo già iniziato a organizzare tante iniziative sul territorio per denunciare questa situazione frutto della loro propaganda».

«Sono senza visione strategica, ma non si assumono la responsabilità di questo fallimento amministrativo» fa eco il capogruppo dem in consiglio comunale Dario Romano. «E adesso né Olivetti né il comitato dicono nulla: dopo tutta la propaganda fatta per anni, il sindaco oggi si spoglia di ogni responsabilità». A tal proposito cita anche il caso della fondazione Città di Senigallia, per cui verrà chiesta a tutti i livelli di ritirare la delibera sul commissariamento.