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Senigallia

Sanità: quattro anni di segnalazioni, richieste e proposte dal comitato per l’ospedale di Senigallia

Il gruppo nato nel 2017 con la battaglia per l'Utic cerca ancora il confronto con le istituzioni politiche e sanitarie per risolvere le criticità del territorio: «Basta depotenziamento, ci ascoltino se non vogliono trasformare il nosocomio in un ambulatorio»

Prosegue con decisione l'attività del "comitato cittadino a difesa dell'ospedale di Senigallia" sulla sanità pubblica
Prosegue con decisione l'attività del "comitato cittadino a difesa dell'ospedale di Senigallia" sulla sanità pubblica

SENIGALLIA – Prosegue con decisione l’attività del comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia che, nonostante il cambio al governo della città e della regione, non rinuncia al suo ruolo di attento osservatore sulla sanità pubblica. Un osservatore nato nel 2017, con la questione dell’utic della cardiologia. «Ma da lì in poi abbiamo fatto tanti passi in avanti – spiega uno dei referenti, Silvano Cingolani – sempre intenti a raccogliere le segnalazioni e testimonianze dei cittadini e degli operatori e a inoltrarle a chi di dovere».

Già da prima del 2017, spiegano tutti i componenti del comitato, erano in corso importanti tagli alla sanità pubblica e la loro missione è divenuta nel tempo un po’ quella delle sentinelle che a ogni movimento sospetto lanciano l’allarme. A ragione o meno, tanti allarmi sono suonati, a tal punto che alcuni politici hanno poi smesso di ascoltare quanti si lamentavano dei disservizi, etichettandoli come Cassandre. «Eppure noi non siamo, né vogliamo essere l’antipolitica come ci è stato detto – continuano i responsabili del comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia – vogliamo solo contribuire a risolvere le criticità e per questo cerchiamo di parlare con coloro che decidono sul futuro della sanità pubblica».

Negli anni si sono susseguiti però vari dissidi con le precedenti amministrazioni locali, sia quella comunale che regionale: «Senigallia è stata sempre penalizzata e non c’è un perché – continuano – ma per i danni della vecchia amministrazione regionale, il precedente sindaco non ha secondo noi alzato un dito. Alle nostre denunce seguivano solo risposte che svicolavano e promesse. E ora speriamo che l’era delle promesse sia finita, che si elaborino progetti per cambiare davvero la sanità cittadina e dare risposte concrete agli utenti che d’estate raddoppiano».

Il cambio di passo, se c’è stato, non è stato così rapido come si aspettavano i componenti del comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia. «Ci è dispiaciuto venire a sapere che sono stati confermati i dirigenti sanitari che c’erano prima, perché secondo noi significa solo che proseguirà il vecchio progetto di depotenziare le realtà territoriali. E se continua così vorrà dire che Senigallia diventerà solo un grosso ambulatorio». 

In questi anni ci sono state collaborazioni anche con altre associazioni e realtà ma questo non ha fatto venire meno l’indipendenza del gruppo dai partiti. «Siamo liberi, anzi, all’interno del nostro gruppo ci sono persone di vari orientamenti politici. Proprio però per la nostra non appartenenza a un partito, ci sentiamo discriminati. Abbiamo chiesto il confronto con tutti perché vogliamo che chiunque decida sia informato dopo averci ascoltati: nessuno ci ha mai controbattuto sui temi ma solo sulle appartenenze. Quindi vuol dire che siamo sulla strada giusta».

Tra i temi sollevati, oltre alle varie segnalazioni sulle criticità riscontrate nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni sanitarie a Senigallia, ci sono anche proposte: «Abbiamo presentato al sindaco Massimo Olivetti un programma di interventi che secondo noi potrebbero risollevare le sorti dell’ospedale cittadino, chiedendo che sia lui a farsi portavoce delle esigenze della città nei confronti degli assessori regionali Baldelli e Saltamartini e del presidente Acquaroli».

In questo programma si parla di assunzioni a tempo indeterminato per far sì che gli operatori non scappino da Senigallia in cerca del posto fisso, risolvendo una volta per tutte la drammatica carenza di personale che mette in difficoltà i lavoratori che rimangono; si parla di individuare le unità operative semplici dipartimentali (Uosd) e i rispettivi responsabili perché con l’autonomia gestionale ed economica di cui potrebbero godere si risolverebbero tanti problemi senza dipendere da Jesi o Fabriano per ogni aspetto, persino per l’acquisto degli articoli da cancelleria. Si parla anche di messa a norma delle strutture sanitarie, come il pronto soccorso, la rianimazione, il sesto piano di medicina: gli edifici sono molto datati e non rispondono più alle esigenze moderne.

Temi complessi per cui ovviamente non esiste la bacchetta magica. «Ma noi non chiediamo quella: chiediamo che ci ascoltino per poter spiegare loro le priorità dal punto di vista degli utenti, chiediamo che riorganizzino alcuni reparti in modo da ottimizzare le risorse, chiediamo che Senigallia sia più autonoma rispetto a Jesi e Fabriano, chiediamo che non si continui a depotenziare il territorio. Se solo ci ascoltassero…»

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