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Senigallia

Risonanza magnetica, il Tribunale del Malato accusa la Regione: ha il dovere di verificare

Al consigliere Volpini, senigalliese, i due esponenti del TdM chiedono se sia stato istituito un organo per chiarire le responsabilità di un'attesa lunga anni

Il macchinario nei locali

SENIGALLIA – Sull’interruzione dell’attività della risonanza magnetica di Senigallia per più di due anni, il consigliere regionale nonché presidente della commissione regionale sulla sanità Fabrizio Volpini ha dichiarato che la Regione non ha alcuna responsabilità. «È vero, ma solo in minima parte» sostengono dal Tribunale del Malato Umberto Solazzi e Carlo Massacci.

«Il Consiglio Regionale non ha responsabilità diretta della Gestione della Sanità, ma ha responsabilità di indirizzo e di verifica dei risultati e delle responsabilità in caso si verifichi una disfunzione. Se un chirurgo dimentica una garza nella pancia di un paziente – ipotizzano dal Tribunale del Malato solo per fare un esempio – il chirurgo viene sanzionato dalla legge; se si interrompe un servizio per due anni e mezzo le responsabilità rimangono nebulose, nessuno viene sanzionato e tutto ricomincia come prima, con le autorità pronte a festeggiare il ripristino del servizio».

Ed ecco allora che i due esponenti del Tribunale del Malato di Senigallia provano a fare alcune domande al consigliere senigalliese Volpini per chiedere innanzitutto se è stato istituito un organo ad hoc per verificare se una interruzione così lunga era evitabile. Nel caso lo fosse stata, di chi è la responsabilità? Se è di qualcuno interno all’Asur stessa, è stato penalizzato? Se è invece esterno, non sarebbe il caso di chiedere il risarcimento?

I referenti del Tribunale del Malato di Senigallia: da sinistra Umberto Solazzi e Carlo Massacci
I referenti del Tribunale del Malato di Senigallia: da sinistra Umberto Solazzi e Carlo Massacci

In fondo si parla di un disagio, di un’attesa di anni che ha causato problemi non solo ai pazienti, ma alla stessa struttura ospedaliera e al sistema sanitario regionale, costretto a versare altri soldi per il trasferimento dei pazienti in altre strutture (l’ospedale di Jesi o di Torrette per esempio ma anche cliniche private). E anche in termini di prestigio dopo le numerose proteste finite anche in televisione.