Centro Pagina - cronaca e attualità

Senigallia

Riapre il Covid hotel di Senigallia. Bomprezzi della Caritas: «Speravamo non servisse di nuovo»

Ultimi preparativi all'Atlantic sul lungomare di Marzocca dove saranno accolti positivi dimessi dagli ospedali delle province di Ancona e Pesaro Urbino

All'hotel Atlantic di Senigallia è stato predisposto il covid hotel per accogliere i positivi dagli ospedali di Ancona e Pesaro Urbino
All'hotel Atlantic di Senigallia è stato predisposto il covid hotel per accogliere i positivi dagli ospedali di Ancona e Pesaro Urbino

SENIGALLIA – «Speravamo non servisse di nuovo, ma i contagi in aumento in tutto il Paese hanno ormai dimostrato che strutture come questa servono, anche per alleggerire la pressione sugli ospedali. E noi ci siamo rimessi in gioco partendo dall’esperienza fatta pochi mesi fa». Così il direttore Giovanni Bomprezzi, ha esordito illustrando il nuovo progetto per il Covid hotel, che vede ancora una volta la Caritas diocesana di Senigallia in prima linea contro l’emergenza Covid-19.

La struttura è quella dell’hotel Atlantic, sul lungomare a Marzocca di Senigallia, dove già la scorsa primavera erano state ospitate le persone che avevano bisogno di uno spazio dove passare l’isolamento. Stamattina la presentazione ufficiale con il direttore Caritas Bomprezzi, il sindaco di Senigallia Massimo Olivetti, il dottor Gabriele Pagliariccio dell’ambulatorio solidale “Paolo Simone-Maundodé”, il proprietario della struttura Mario Marchetti e il rappresentante legale della famiglia Marchetti Corrado Canafoglia.

La presentazione del progetto Covid hotel a Senigallia: da sinistra Pagliariccio, Bomprezzi, Olivetti, Canafoglia e Marchetti
La presentazione del progetto Covid hotel a Senigallia: da sinistra Pagliariccio, Bomprezzi, Olivetti, Canafoglia e Marchetti

«L’assistenza sanitaria nel Covid hotel sarà garantita dalle istituzioni come l’Asur – precisa il chirurgo corinaldese Pagliariccio, anch’egli contagiato alcune settimane fa – attraverso le componenti territoriali, ma non sarà una struttura sanitaria». Nelle 45 camere disponibili e accreditate presso la Regione Marche, saranno accolte persone dimesse dagli ospedali delle province di Ancona e Pesaro Urbino che non hanno più bisogno di un monitoraggio continuo ma che risultano ancora positive al coronavirus e le persone che non hanno a casa spazi adeguati per osservare il periodo di quarantena in sicurezza, con il rischio quindi di infettare i propri familiari.

Al Covid hotel sul lungomare di Senigallia si arriverà soltanto attraverso le disposizioni delle autorità sanitarie che determineranno accessi e uscite una volta terminato il periodo di isolamento. Nelle 45 camere – poche le matrimoniali, la maggior parte è per singoli soggetti – sono disponibili ovviamente il bagno, ma anche tv e wifi e si potrà godere della vista del mare, fattore che psicologicamente può aiutare a sopportare meglio l’isolamento. I tre pasti giornalieri saranno resi fruibili grazie a otto operatori formati e gestiti dalla Caritas grazie ad alcune realtà di volontariato che lasceranno il cibo e l’occorrente per ogni necessità su una sedia all’esterno di ogni camera, in modo da evitare qualunque contatto diretto con le persone positive al Covid-19.

Massimo Olivetti e Corrado Canafoglia
Massimo Olivetti e Corrado Canafoglia

Il sindaco di Senigallia, Massimo Olivetti, ha voluto rimarcare che «stiamo vivendo un momento difficile, come quello della scorsa primavera»: se oggi si è giunti a questo risultato lo si deve grazie alle istituzioni che hanno dialogato e «si sono rivolte a chi il lavoro l’ha già fatto e l’ha fatto bene».

Il legale della famiglia Marchetti, l’avv. Corrado Canafoglia, ha sottolineato il cambio di passo riscontrato nell’operatività di Regione e Comune: «prima questo Covid hotel era un progetto pilota», andato avanti grazie all’impegno di varie realtà di volontariato, alla disponibilità della famiglia Marchetti e della Caritas che si è fatta carico della gestione. «Ma oggi rappresenta una guida per l’intero territorio, è fondamentale per tenere basso l’indice dei contagi e per alleggerire la pressione sull’ospedale cittadino dove sono ricoverate tante persone che potevano essere seguite a casa o in altre strutture territoriali».