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Senigallia

Referendum costituzionale, nasce il comitato per il “no” al taglio dei parlamentari

Le Marche tra le regioni a rischio. Il gruppo di Senigallia avverte: «È in gioco la democrazia italiana, che sarà anche arrugginita, ma è tutto ciò che abbiamo e sta a noi difenderla»

parlamento, camera dei deputati
La foto della Camera lo scorso novembre

SENIGALLIA – A fine mese, i cittadini si recheranno alle urne per esprimersi in merito alla riduzione dei parlamentari. Si terrà infatti il 29 marzo il referendum costituzionale per scegliere se tagliare o meno di un terzo il parlamento italiano e a Senigallia si è costituito un comitato per il “no”, composto da diversi esponenti politici di maggioranza e cittadini che sostengono sia in gioco la democrazia.

Ad affermarlo è uno dei tre coordinatori del comitato, Riccardo Mandolini (ex M5s, ora nel gruppo misto del consiglio senigalliese). «Ancora una volta, con il pretesto di snellire e la necessità di risparmiare si vuole mettere mano ad una modifica scellerata della nostra costituzione – spiega a nome di tutti i sostenitori del no di Senigallia -. Se vincessero i “sì” a questo referendum, i deputati passerebbero da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200: un piccolo risparmio (0,007% del bilancio dello stato) per lo stato e un enorme costo per la democrazia rappresentativa».

Al centro della questione non c’è solo il taglio dei parlamentari ai fini del risparmio economico, ma anche l’affermazione secondo cui con il “sì” si darebbe una sforbiciata anche a tutti i nullafacenti e agli assenteisti che siedono sui banchi di camera e senato.

A questo proposito, da Senigallia giunge l’appello: «Tagliare il numero dei parlamentari non dà garanzia di un buon lavoro o di un comportamento corretto verso gli elettori. Esprimere la preferenza al momento del voto e non votare un simbolo con dei nomi calati dall’alto  (per lo più yesmen di partito) potrebbe esse garanzia di buon lavoro e rispetto verso i cittadini, ma lo si fa con una semplice legge elettorale che è una legge ordinaria e non con una pretestuosa riforma costituzionale!».

A rischiare di più, secondo i sostenitori del “no” al referendum del 29 marzo, sono proprio le regioni più piccole o meno abitate, che vedranno ridursi drasticamente il numero dei parlamentari con la conseguenza di allontanare del tutto l’eletto dall’elettore. «Diminuire il numero di parlamentari significa allargare il territorio entro il quale devono essere eletti a discapito della rappresentanza e della conoscenza delle problematiche dei territori e a farne le conseguenze saranno le regioni come l’Umbria, le Marche, la Basilicata, il Molise».

Nelle prossime settimane, dal comitato per il no al referendum del 29 marzo verranno organizzate anche varie iniziative per informare i cittadini: «È in gioco la democrazia italiana che potrà anche essere arrugginita o aver perso un po’ di fascino presso i nazionalisti e populisti nostrani, ma è tutto ciò che abbiamo e sta a noi difenderla» concludono da Senigallia.