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Senigallia

Ragazzine ridotte in schiavitù, mamma in lacrime in aula: «Mia figlia costretta a rapporti sessuali contro natura»

Questa mattina, davanti alla Corte d'Assise, ha parlato la madre di una delle presunte vittime per il processo a carico di un 31enne senigalliese accusato di aver ridotto in schiavitù le sue fidanzatine minorenni. Una testimonianza durata otto ore per un caso esploso nel 2016

Foto di repertorio

SENIGALLIA – «Era diventata il suo oggetto di piacere, la comandava, le dettava le regole. La costringeva a rapporti sessuali contro natura». Così questa mattina, davanti alla Corte d’Assise, ha parlato la mamma di una delle presunte vittime per il processo a carico di un 31enne senigalliese accusato di aver ridotto in schiavitù le sue fidanzatine, due, entrambe minorenni. Una testimonianza durata otto ore per un caso esploso nel 2016 e finito anche sulla trasmissione “Chi l’ha visto’”. I fatti, stando alle accuse, coprono un periodo che va dal 2008 al 2017. Al centro della vicenda giudiziaria il 31enne, che all’epoca aveva 26 anni, finito sul banco degli imputati per riduzione in schiavitù, violenza sessuale, atti sessuali su minorenni (di 15 e 16 anni) ed istigazione al suicidio.

La donna, madre di una 21enne che all’epoca dei fatti aveva 16 anni, mentre testimoniava è scoppiata a piangere e l’udienza è stata interrotta per poi riprenderla dopo una lunga pausa.
«Ha abusato di lei – ha testimoniato la madre della presunta vittima di 16 anni – nel bagno dell’Autogrill, nel 2012, quando erano diretti al centro commerciale Le Befane. Mia figlia voleva passare il pomeriggio lì per evitare contatti diretti ma lui l’ha costretta ad un rapporto contro natura nel bagno dei disabili. Prima ha atteso che facesse i suoi bisogni in sua presenza. Prima di quell’episodio ce n’era stato un altro, in un parcheggio. L’aveva tirata fuori dall’auto e anche in quella occasione aveva abusato di lei». Per otto ore la donna ha ricostruito le violenze, i soprusi, lo stato di soggezione che la figlia aveva nei confronti di quello che per un anno e mezzo è stato il fidanzato. Ha riferito ai giudici che la ragazzina era costretta a dormire per terra senza cuscino e coperte come punizione se faceva qualcosa di non gradito al 31enne. Non poteva avere amici, non poteva lavarsi e sarebbe stata presa a cinghiate e a botte anche davanti ai genitori del 31enne. E ancora, avrebbe ingerito farmaci per tentare il suicidio come prova d’amore per il 26enne giustificandosi poi con la madre che le pasticche erano per il mal di testa. Quando la minore aveva deciso di lasciarlo lui, stando alla mamma della 16enne, l’avrebbe minacciata con frasi tipo: «Io ammazzerò te, tuo marito e i tuoi figli se li avrai».

«Non mi sono mai accorta di nulla – ha detto sempre la madre della minore – lei non mi raccontava gli episodi, lo ha fatto solo successivamente quando è finita in terapia. A volte tornava a casa piangendo ma mi diceva solo che avevano litigato e io le credevo. Non potevo pensare che c’era altro perché mi fidavo di mia figlia. Lui però l’aveva plagiata. Non ha mai avuto amore da quell’uomo, era solo il suo oggetto di piacere».

L’altra presunta vittima, la 15enne, oggi 20enne, ha sempre difeso l’imputato che ha poi sposato appena compiuto i 18 anni. I suoi genitori però, attraverso l’avvocato Roberto Paradisi, si sono costituiti parte civile nel processo, come anche la 16enne oggi 21enne, assistita dall’avvocato Domenico Liso.

Fino all’udienza di oggi sono stati sentiti i testi dell’accusa e della parte civile. A febbraio verranno sentiti un criminologo, l’imputato e i testi della difesa per un totale di 45 persone. Il processo dovrebbe chiudersi a maggio. L’imputato è difeso dagli avvocati Massimiliano Cornacchia e Gilberto Gianni. Prossima udienza il 12 febbraio.