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Senigallia

Senigallia, altre polemiche per il commento di Bello alla cena con Mussolini

Il neo eletto consigliere comunale ha elogiato dei ragazzi che cenavano con il volto del Duce sul tricolore, suscitando forti reazioni. Lui: «Errore grossolano». L'Anpi: «Si dimetta»

Massimo Bello
Massimo Bello

SENIGALLIA – Continua il dibattito in città per il commento espresso dal neo consigliere comunale Massimo Bello a un post su Facebook di una cena tra ragazzi con il volto di Mussolini alle spalle. L’episodio ha suscitato notevole scalpore proprio per quell’effige dietro il tavolo a cui in tanti, nei commenti o con i like hanno inneggiato. Apologia del fascismo senza troppi indugi, senza peli sulla lingua, né censura sui social. Tranne la reazione indignata di vari esponenti cittadini.

La foto postata ritrae un gruppo di ragazzi seduti al tavolo di un ristorante, dietro cui hanno issato il tricolore con il volto di Mussolini al centro. Diverse le reazioni, tra cui quella del consigliere appena votato Massimo Bello. L’esponente di Fratelli d’Italia ha commentato – alcuni giorni fa – con “Grandi” il post.

Immediate le polemiche e i commenti negativi sul consigliere, reo di non avere condannato questo comportamento inneggiante al fascismo ma in qualche modo di averlo incitato. Dalla Costituzione alla legge Scelba che nel 1952 introduce il reato di apologia del fascismo punendo non solo la riorganizzazione del partito fascista ma anche tutti quei comportamenti che esaltano il fascismo, fino alla legge Mancino (1993) che punisce chiunque “ostenti emblemi o simboli propri o usuali di organizzazioni, associazioni o movimenti aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”: i riferimenti normativi sono chiari, forti e soprattutto erano dati per conosciuti.

Immediata anche la replica del neoconsigliere comunale di Senigallia, per giunta ex sindaco. «Il mio commento “grandi” a quella foto, che ritrae soltanto un momento conviviale, è rivolto unicamente al senso di amicizia e di compattezza di un gruppo di ragazzi e di ragazze di Ostra Vetere, che conosco sin da bambini. Alcuna approvazione è stata data alla bandiera sullo sfondo, che francamente (sbagliando) non ho neppure considerato. Dato il momento elettorale e le polemiche (ovviamente, pretestuose), che ne derivano, mi rendo conto di aver fatto, ingenuamente, un errore grossolano. Avrei dovuto immaginare che le mie intenzioni sarebbero state travisate da chi è sempre in malafede».

La toppa è peggio del buco: non ha specificato se tale iniziativa fosse sbagliata, illecita, inopportuna: ha solo evitato di prendere posizione, deviando l’attenzione invece sulle critiche che – queste sì – ha fermamente condannato.

In suo aiuto è arrivato anche il consigliere comunale Roberto Paradisi: «Massimo Bello ha compiuto una leggerezza evitabile. Una goliardata di pessimo gusto da cui Forza Italia con i civici che noi rappresentiamo prendono ovviamente le distanze. La destra è il futuro e non il passato. È il recupero di principi antichi, non nostalgia nociva. Detto questo, non si esageri una battuta per quanto infelice. E non si utilizzi una leggerezza simile per attaccare un partito. Massimo Bello è persona perbene».

Ma la polemica non si è esaurita qui. Il presidente della sezione locale dell’Anpi, Leonardo Giacomini, ha ribadito con forza che Bello «dovrebbe dare immediatamente le dimissioni, per alta infedeltà verso le istituzioni e verso la Costituzione Repubblicana. Un rappresentante delle Istituzioni dovrebbe avvertire, ancor più di un cittadino comune, la responsabilità di esprimersi e di comportarsi con decenza e decoro, almeno per rispetto dell’Istituzione che rappresenta. L’Anpi invita a prendere le distanze da questo personaggio per rispetto della nostra storia, della nostra Costituzione e delle nostre istituzioni democratiche. Si tratta di parole e atteggiamenti gravissimi e di uno squallore incredibile che denigrano chi ha lottato ed è morto per la nostra libertà, compresa la sua, dei nostri figli e dei nostri nipoti».