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Senigallia

L’ospedale di Senigallia torna in consiglio regionale: mozione M5S e interrogazione FdI sull’Utic

L'Unità Operativa di Cardiologia e della terapia intensiva di Senigallia torna al centro del dibattito politico regionale. Il consigliere urbinate Fabbri: «L'Asur torni sui propri passi e rimoduli i posti letto con Fabriano e Jesi in modo da salvaguardare la terapia intensiva della spiaggia di velluto»

Sanità pubblica: l'area interna dell'ospedale di Senigallia
Sanità pubblica: l'area interna dell'ospedale di Senigallia

SENIGALLIA – L’ospedale della spiaggia di velluto e i suoi servizi sanitari per la cittadinanza tornano in consiglio regionale. Se ne occuperà l’assise il prossimo martedì 29 maggio. All’ordine del giorno c’è la discussione sul servizio Utic con la mozione 335/2018 presentata dal consigliere pentastellato Piergiorgio Fabbri che riprende l’interrogazione 538/2017 del consigliere di Fratelli d’Italia Elena Leonardi.

La seduta inizierà alle ore 10, nella sala consiliare di via Tiziano ad Ancona, dove verrà trattato il tema della sanità nel senigalliese. Tema finito tante volte sotto i riflettori dei media ma, in realtà, con poche soluzioni ai quesiti proposti da partiti politici, comitati spontanei di cittadini e associazioni.
Tra le problematiche c’è la questione dell’Unità Operativa di Cardiologia e della terapia intensiva (UTIC) di Senigallia, di cui Fabbri chiede il ripristino immediato.

«Senigallia è, per popolazione, la seconda città più popolosa della provincia di Ancona e la sesta della Regione Marche – spiega il consigliere del M5S – il bacino teorico di utenza del presidio di Senigallia è di circa 100.000 persone (comprensivo delle valli del Misa, del Nevola e del Cesano, e di tutta la zona a sud di Senigallia), tuttavia il dato aumenta considerevolmente durante i mesi estivi per la concomitanza della stagione balneare e di grandi eventi come il Summer Jamboree (nel 2017 sono state riferite oltre 420.000 presenze), il Caterraduno, il tradizionale spettacolo pirotecnico sul mare ed altre manifestazioni».

Inoltre – si legge nel testo del consigliere urbinate Fabbri – «il reparto di cardiologia con UTIC di Senigallia è l’unico, in tutta l’Area Vasta 2, a possedere i requisiti dimensionali minimi previsti di 20 posti letto di degenza e 6 di terapia intensiva, come indicato dal patto per la salute 2010-2012; è anche la prima, in tutta l’A.V. 2, in termini di volumi di attività e livelli di appropriatezza e, per numero di impianti di pacemaker e defibrillatori, è il quinto centro della regione».

La vocazione turistica della città, gli eventi che vengono organizzati a tal scopo e i risultati ottenuti negli anni dall’unità operativa senigalliese rendono quindi necessaria la presenza dell’Utic presso l’ospedale cittadino, ma al momento la situazione è di allarme, anche per gli stessi operatori. La trasformazione del reparto di cardiologia – UTIC di Senigallia (sancito dalla direzione generale ASUR con le determine n. 361/2017 e n. 732/2017) in cardiologia a indirizzo riabilitativo ha infatti determinato una situazione difficile per il personale sanitario, che è essere portato ad assistere e curare, come in precedenza, i pazienti acuti che vengono ricoverati sia in UTIC sia in cardiologia per acuti, ma senza tutele circa la legittimità del proprio operato. Operano cioè a loro rischio e pericolo.

La mozione impegna quindi giunta regionale e presidente «a far recedere l’ASUR dalla scelta che ha portato alla chiusura della Cardiologia – UTIC di Senigallia e alla sua trasformazione in degenza riabilitativa, in palese contraddizione rispetto ai principi negli anni richiamati dalla Regione stessa (criteri di localizzazione geografica, di dimensioni, di volumi di attività, di appropriatezza, nonché del rispetto dei requisiti di autorizzazione e accreditamento) e a prevedere una rimodulazione dell’organizzazione dei posti letto sia di UTIC che di cardiologia opportunamente distribuiti nei tre stabilimenti di Fabriano, Senigallia e Jesi attraverso un percorso decisionale che coinvolga anche le amministrazioni locali dei territori serviti dal presidio di Senigallia, la cittadinanza e la Commissione assembleare competente in materia».