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Senigallia

Nuova comunità educativa per minori: a Senigallia nasce la “Casa Rossa” (Photogallery)

La struttura è gestita da Vivere Verde Onlus e ospiterà alcuni minori che si inseriranno in una casa famiglia con Leo e Patrizia

Il taglio del nastro della nuova comunità familiare "Casa Rossa"
Il taglio del nastro della nuova comunità familiare "Casa Rossa"

È stata inaugurata oggi, giovedì 7 dicembre, alla presenza di varie autorità politiche, civili e associazionistiche del territorio, la nuova comunità familiare “Casa Rossa”. La struttura di via Corinaldese 54, gestita dalla Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus, ha festeggiato con il taglio del nastro il momento inaugurale di una nuova avventura e di un nuovo servizio che va ad arricchire l’offerta di Senigallia per quanto riguarda i servizi sociali, diffusi nel territorio e in risposta a più esigenze sociali.

Al taglio del nastro erano presenti il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, il presidente del Consiglio della Regione Marche Antonio Mastrovincenzo, l’assessore a welfare e sanità del Comune di Senigallia Carlo Girolametti e il coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale n. 8 Maurizio Mandolini, oltre a vari professionisti del settore e ai rappresentanti di alcune associazioni come Marco Mazzanti, presidente del comitato locale della Croce Rossa Italiana. E ovviamente ai responsabili della cooperativa sociale Vivere Verde onlus, Stefano e Marco Galeazzi. Fabrizio Volpini, presidente della commissione sanità delle Regione, non ha potuto partecipare, ma ha inoltrato i suoi saluti.

Cos’è “Casa Rossa”?
Si tratta di una comunità familiare in cui verranno ospitati gli utenti ad oggi inseriti nelle comunità educative per minori: in questo centro per la seconda accoglienza si occuperanno di sperimentare e sviluppare percorsi formativi e lavorativi, così da favorirne l’inserimento sociale. Uno spazio dunque per la propria crescita che significa poi maggiore possibilità di integrazione per i minori accolti e ospitati nel territorio tra Arcevia e Senigallia.

«Tante professionalità a disposizione delle fragilità del territorio – ha dichiarato Maurizio Mangialardi durante gli interventi introduttivi -, professionisti che lavorano con passione per riportare queste situazioni di fragilità nella condizione più normale possibile. Qui, in questo casolare, possiamo ritrovare il senso di comunità, quella comunità che rischiamo di perdere, quella comunità dove si include e non si lascia fuori, dove si invita e non si costruiscono muri, dove non si lascia morire in mare, ma si vive adoperandosi per dare riferimenti a chi non li ha. Il territorio così si arricchisce, non solo di un servizio sociale ma anche di opportunità per chi usufruisce di questa realtà e persino per chi vi lavora».

La “capienza” è di sei giovani (con possibilità di arrivare a otto in caso di presenza di fratelli o sorelle che è opportuno mantenere uniti) e vivranno nella casa famiglia di Leonardo Barucca e Patrizia Tardelli, salutati anche dal presidente dell’assemblea legislativa delle Marche Antonio Mastrovincenzo che si è dichiarato «ottimista per un progetto che dà speranza, che aiuta persone in difficoltà e le aiuta nel percorso di crescita».

Ad accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita – oltre a figure professionali come psicologi, operatori socio sanitari, coordinatori e responsabili dei servizi sociali dell’Ats n.8 – ci sono Leo & Patrizia. Coppia nella vita, Leo Barucca ha svolto diversi lavori e oggi si diletta con l’associazione culturale Gent’ d’ S’nigaja nel comporre comiche gag e rime dialettali. Patrizia viene da Tolentino, dove gestiva assieme a un’associazione il “Laboratorio dell’arte”: una realtà in cui si insegnava a persone con disabilità o ragazzi con varie problematiche l’arte della pittura, della costruzione e realizzazione di varie tipologie di oggetti.

«Per noi significa – hanno detto i due – una bellissima esperienza, non solo perché abbiamo a che fare con i ragazzi, ma anche perché questo è un impegno che sfocia nel sociale: non è solo prestare un servizio, ma offrire tutto te stesso, quello che sei, quello che sai perché i giovani con cui entreremo in contatto, possano crescere. C’è un senso “sociale”, diciamo così, dietro questa esperienza».

Alcuni momenti dell’inaugurazione della comunità per minori