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Senigallia

Max Fanelli e la sua lotta, il ricordo del fratello Roberto

Come lui Peppino Englaro, Piergiorgio Welby e Dj Fabo. La vittoria alle loro battaglie è arrivata giovedì, quando è stata approvata la legge sul fine vita

il sindaco, il medico Angeletti e l'amico Massimiliano Giacchella con Max

SENIGALLIA – A due giorni dall’approvazione della legge sul fine vita, Roberto Fanelli ricorda l’inferno vissuto dal fratello Max, deceduto il 19 luglio del 2016, dopo tre anni d’inferno. La Sla gli aveva rubato la vita. Insieme Roberto ed alla moglie Monica ha combattuto perché gli italiani potessero avere la possibilità di scegliere di morire. Max ha smesso di curarsi, l’unico modo che aveva per farsi sentire, per fare si che la legge venisse calendarizzata. Max non poteva gridare, non poteva alzarsi, non poteva più vivere.

Il ricordo di Roberto: «Per tre anni sono stato accanto a mio fratello Massimo Max Fanelli durate il suo inferno di malato SLA. Protetto da un muro di cinismo sono riuscito, insieme a Stefano e Monica, a dargli il mio sostegno, ad aiutarlo a vivere nel miglior modo possibile una condizione che definirei di “Non Vita“, perché non credo possa essere chiamata “Vita” una vita che non possa essere vissuta in pienezza. Per tre anni sono stato accanto ad un corpo inerme e una voce metallica. Il suo corpo immobile mostrava segni di “vita” solo quando la sua sofferenza superava la soglia di tolleranza e si manifestava attraverso un rossore che invadeva tutto il suo corpo. Il suo sguardo supplicava l’impossibile. Per tre anni, nonostante la sua condizione di non vivo, ha lottato per una legge sul fine vita, sul testamento biologico, per l’eutanasia: per una qualsiasi legge che gli avrebbe risparmiato giorni e giorni di inutili sofferenze. Le sue ultime settimane sono state atroci, una sofferenza inimmaginabile di cui avvertivamo la presenza anche noi, i vivi.

Ora quella legge che gli avrebbe potuto regalare sofferenze minori c’è. Il primo impulso è stato desiderare di dirglielo, di gridargli: Ce l’hanno fatta!!! Perché sembrava che approvare una legge simile, qui in Italia, fosse una specie di impresa impossibile com’è stata la sua vita in quei tre anni di malattia. Ce l’hanno fatta Massimo, ed è anche merito tuo. Ora la tua missione su questa terra è veramente e finita. Te lo meritavi un finale così bello»