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Senigallia

Manifestazione di solidarietà dopo l’aggressione di due ragazze nei pressi della Rocca

La sicurezza non arriva con le telecamere - spiegano le organizzatrici - ma con la partecipazione e l'inclusione sociale: un lavoro più culturale e meno militare

I controlli della Polizia alla Rocca Roveresca
I controlli della Polizia alla Rocca Roveresca

SENIGALLIA – Fa ancora discutere l’aggressione subita da due ragazze senigalliesi ai giardini Palazzesi che circondano la Rocca roveresca. Dopo l’episodio avvenuto lunedì 15 ottobre, per cui è arrivata la ferma condanna da più parti sociali e politiche assieme alla richiesta di maggior sicurezza, il Movimento Donne Contro i Fascismi ha organizzato una manifestazione pubblica.

«Ci sentiamo innanzitutto di esprimere piena solidarietà alle due giovani ragazze aggredite – scrivono gli organizzatori dell’iniziativa -. È inaccettabile l’episodio. Immaginiamo la rabbia e il dolore provato, perché sono le stesse sensazioni che crediamo provi tutta la nostra comunità di fronte a questi gesti, che altro non sono che violenza gratuita. Condanniamo la violenza in tutte le sue forme, quando questa è espressione della prepotenza del forte sul debole. Non fa differenza che essa sia esercitata da uomini contro donne o da uomini contro uomini».

«Crediamo però che la giusta reazione non sia la paura sul piano personale, seppur comprensibile, o la risibile presenza dell’esercito italiano lungo le strade di Senigallia, perché la prima immobilizza e la seconda militarizza: in entrambi casi a rimetterci sono la libertà e la serenità individuale e collettiva. A tutti coloro – continuano dal Movimento Donne Contro i Fascismi – che chiedono più sicurezza in termini di controllo e repressione rispondiamo che sono altre le cose di cui abbiamo immenso bisogno. La sicurezza non la fanno telecamere, militari o ronde fascio-leghiste; la sicurezza è il risultato di politiche e pratiche di solidarietà, partecipazione e inclusione sociale. Solo le strade e le piazze vissute quotidianamente, collettivamente e attivamente ci rendono sicure e quindi libere».

Per questo è stata organizzata una manifestazione pubblica e pacifica per domenica 28 ottobre (ore 16:30/18:30) proprio ai giardini Palazzesi: per parlare di socialità e condivisione, di integrazione e solidarietà a cui hanno aderito varie sigle cittadine, tra cui l’Anpi, il comitato Possibile Senigallia “Massimo Max Fanelli” e La Città Futura.

Il presidente dell’Anpi di Senigallia Leonardo Giacomini è intervenuto sia per condannare i fatti violenti sia per esprimere la propria vicinanza alle vittime: «Non si può fare a meno di constatare come le aggressioni siano sempre più gratuite e rivolte a soggetti sociali che si trovano in situazioni di maggiore vulnerabilità. La cassa di risonanza che una certa politica tende a fare di questi deplorevoli fenomeni, mescolando la sicurezza con l’immigrazione e la paura, non crea sicuramente un clima favorevole a una convivenza civile e pacifica. La storia del passato inoltre ci insegna che attraverso la paura si può arrivare alla cessione dei propri diritti che colpirebbe indiscriminatamente tutti noi. L’Anpi di Senigallia aderisce all’iniziativa pacifica e gioiosa del Movimento donne contro i fascismi per dimostrare che esiste un altro modo di conquistare la sicurezza delle nostre città».

«Alle due ragazze aggredite a Senigallia va tutta la nostra più profonda vicinanza e solidarietà – si legge in una nota stampa del comitato Possibile Senigallia “Massimo Max Fanelli” – Gli episodi di violenza sulle donne nel nostro Paese sono in crescente aumento e sono l’unica vera emergenza sicurezza di questo Paese, così come aumentano discriminazioni e differenze di genere in ogni settore socio-economico e politico. La paura delle ragazze aggredite è anche la nostra, è quella di ogni donna che subisce violenze o molestie in un Paese sempre più sessista. Ma siamo profondamente convinti che la risposta alla paura non possa essere la militarizzazione dei quartieri, l’aumento delle armi, la ghettizzazione e il sospetto. Così ci troveremmo ancora più insicuri, ancora più impauriti, ancora più isolati. Non è di una città armata che abbiamo bisogno, ma di un lavoro che prima di tutto deve essere culturale, capace di ricomporre una comunità solidale e rispettosa, che affronti il disagio e si riappropri degli spazi cittadini e che affronti in ogni settore il sessismo che infetta ogni livello della nostra società, sempre più violenta e patriarcale. Non sono le ronde o le armi a rendere più sicure quelle strade, ma le donne che le attraversano con libertà e determinazione».

Anche La Città Futura, partito politico di maggioranza, ha aderito alla manifestazione “Le strade sicure le fanno le donne che le attraversano” promossa dal Movimento Donne Contro i Fascismi a Senigallia. «La violenza è vigliaccheria perché usata da chi, con la prepotenza, sa di prevalere sui più indifesi. Ma quanti soldati servono per presidiare le strade di Senigallia e prevenire la violenza sulle donne e la delinquenza urbana? E perché no di Fano, Falconara Marittima, Ancona, Pesaro e altri 8000 comuni d’Italia? L’esercito non è certo una risposta possibile né è accettabile l’idea di una città militarizzata. Non rimane che la cultura, per indurre gli esseri umani al rispetto, alla convivenza e alla solidarietà. Saremo presenti alla Rocca per riaffarmare questo principio di civiltà».