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Senigallia

Malore in centro storico a Senigallia, muore lo scrittore Maurizio Liverani

Giornalista, regista e scrittore, aveva 92 anni. I funerali si terranno in forma privata venerdì 12 febbraio

Maurizio Liverani
Maurizio Liverani

SENIGALLIA – Un malore mentre passeggiava in centro storico, i tentativi di rianimarlo e la corsa in ospedale. Se n’è andato così, nella tarda mattinata di oggi, 10 febbraio, Maurizio Liverani, il giornalista, regista e scrittore 92enne.

Sul posto, lungo corso II Giugno, si sono portati gli operatori del 118 e della polizia ma i soccorsi non sono riusciti a evitare il peggio. L’uomo è deceduto poco dopo all’ospedale locale. Maurizio Liverani lascia la moglie Chiara Diamantini e i figli Livia e Luca. La camera ardente è stata allestita all’ospedale di Senigallia, i funerali si terranno in forma privata venerdì 12, alle 17.

Noto anche con lo pseudonimo di Mauro Lirani e Ivanovich Koba, lo scrittore, giornalista e regista Maurizio Liverani è stato un intellettuale che si è occupato di cinema, libri e teatro.

Nipote di Augusto Liverani, ministro delle comunicazioni della Repubblica di Salò, a 16 anni aderisce al Partito Comunista Italiano partecipando alla Resistenza nelle file del Corpo volontari della libertà. Nel 1952 entra nella redazione di Paese Sera, dove diviene responsabile della pagina degli spettacoli, poi della pagina culturale. Nel giro di pochi anni diviene titolare della rubrica di critica cinematografica. Collaborò anche alla Settimana Incom Illustrata firmando le recensioni con lo pseudonimo Mauro Lirani. Nel 1966 Liverani esce dal PCI, interrompendo la collaborazione con Paese Sera.

Nel 1969 dirige il suo primo lungometraggio, Sai cosa faceva Stalin alle donne? con Helmut Berger, una satira sul conformismo degli intellettuali comunisti romani che presenta al Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e con il quale vince il premio di Qualità. Dopo la caduta del Muro il film è stato presentato a Mosca dove ha avuto un grande successo. Nel 1976 dirige il suo secondo film, una commedia sexy con Gloria Guida e Martine Brochard: Il solco di pesca.

Dalla fine degli anni sessanta agli anni ottanta dirige la rivista Il dramma (quando la redazione si trasferisce a Roma) e collabora con Tempo Illustrato, Il Giornale d’Italia, Vita Sera e il mensile Il Borghese, firmandosi con lo pseudonimo di Ivanovich Koba. 

Negli anni novanta prosegue la sua attività giornalistica su Il Giornale, Il Tempo e L’Avanti. Scriveva quotidianamente nella rubrica “Fatemelo dire” dell’Agenzia giornalistica Distampa diretta da Giacomo Carioti, pubblicata anche sul portale online Ematube, diretto da Emanuele Carioti.

Tra i suoi film non realizzati figurano C’era una volta la Russia del 1990 e Lassù sulle montagne con il principe di Galles, ovvero come farsi tanti nemici (2014), tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Maurizio Liverani.

Negli anni novanta ha pubblicato un saggio di satira politica intitolato Dal Polo al pollo (1997), Scipioni editore, (che ha vinto il Premio Roland Topor – Fiuggi per la satira politica. Ha poi scritto il romanzo Disamore, ovvero la trascendenza verso il basso edito da Monduzzi (1998).

Dal 2012, aderendo al progetto editoriale di Barbara Soffici (volto al recupero e alla valorizzazione di tutti i suoi scritti), ha ristampato in self-publishing Disamore e ha poi pubblicato Le fuggevoli nuvole del divismo si dissolvono con Audrey (2012) (classificato III – categoria giornalismo – “Premio Mario Pannunzio 2013” ]), Il cinismo al potere (2013), Lassù sulle montagne con il principe di Galles (2013), Sordi racconta Alberto (2014), Fatemelo dire 2013 (2014), Fatemelo dire 2014 (2015), Il regista rischia il posto (2015), Fatemelo dire 2015 (2016), Buffonismo all’italiana (2016), Il ciak dei registi indomiti (2017), Fatemelo dire 2016 (2017), Alle urne con le stampelle (2018), Aforismi sospetti (2019).