Centro Pagina - cronaca e attualità

Senigallia

Lungomare di Senigallia senza pista ciclabile, l’idea della giunta ampiamente criticata

Numerose le perplessità dei cittadini alla proposta di modificare il tracciato della ciclovia Adriatica spostandolo verso il centro storico

Il lungomare Da Vinci, a Senigallia: pista ciclabile sulla sinistra, parcheggi a pagamento sulla destra
Il lungomare Da Vinci, a Senigallia: pista ciclabile sulla sinistra, parcheggi a pagamento sulla destra

SENIGALLIA – Pioggia di polemiche per la decisione della nuova giunta Olivetti di far passare la ciclovia Adriatica verso il centro storico anziché sul lungomare. Una scelta che si è trasformata in proposta ufficiale di modifica inoltrata alla conferenza dei servizi della Regione Marche, ma che rischia di trasformarsi ulteriormente in un boomerang per la compagine di governo senigalliese.

Tante le bocciature che sono arrivate dai cittadini sui social, dove l’amministrazione comunale ha diffuso la notizia. «Insensato» o «assurdo» sono le più frequenti. «Saremo l’unica città – scrive Daniele – che avrà grossa parte del tracciato che non comprenderà un intero lungomare. Capisco che posto ve ne sia poco, però mi chiedo se non fosse stato possibile trovare spazi dove recuperare parcheggi ed organizzare bus navetta». Decine e decine i commenti di questo genere, ma sono tanti anche quelli più decisi, dove la critica si avvicina alla derisione o all’insulto velato.

Del progetto ci sono infatti pro e contro che vanno vagliati attentamente prima di prendere una decisione. Sul tema parcheggi: l’amministrazione ha annoverato la carenza già attuale di posti auto, situazione da non appesantire togliendone altri per far spazio alla pista ciclabile nei tratti di lungomare in cui ancora non c’è. Ma questo stesso vantaggio, potrebbe essere visto come la volontà della politica di non prendere una decisione impopolare e come occasione mancata per riqualificare un lungomare fermo agli anni ‘80. «Io vado spesso sulla ciclabile lungomare – ha spiegato un utente, Gianluca – e vorrei che anche sul litorale nord ci fosse una pista riservata alle biciclette. Penso che la questione della carenza dei parcheggi possa essere risolta trovando altri spazi al di là della Statale Adriatica o con un maggior collegamento tramite i mezzi pubblici».

Sul piatto della bilancia c’è anche la possibilità di valorizzare le bellezze architettoniche e paesaggistiche non solo del lungomare ma anche del resto della città, avvicinando gli utenti delle due ruote verso il centro storico. Intento lodevole, ma c’è da considerare che in molti punti la pista ciclabile o non è presente, o non è adeguatamente collegata, o termine in prossimità di alcuni incroci creando delle situazioni potenzialmente pericolose.

«Specialmente in estate il traffico di pedoni e ciclisti in centro e lungomare è già intenso e sostenuto – ci racconta un altro utente, Emil – credo che far convergere verso il centro chi vorrebbe fare il lungomare potrebbe solo causare un sovraffollamento considerato che in alcuni punti la pista ciclabile è stretta. Senza poi considerare il volume di automobili e il comportamento poco disciplinato di alcuni utenti della strada». 

Insomma c’è il rischio caos in vari punti dove già ora si registrano delle criticità che andrebbero risolte. Dal Partito Democratico è intervenuto il capogruppo consiliare Dario Romano: «Al di là del tema della sosta e dei parcheggi, condivisibile e da affrontare, in questo caso manca il coraggio delle scelte. Un lungomare con la pista ciclabile, riqualificato con fondi europei, sarebbe un grande elemento aggiunto in termini di vivibilità, sicurezza, qualità della vita. Invece cosa si fa? Si aggira il problema inventando tracciati alternativi, per non scontentare nessuno. O per scontentare tutti. La sicurezza viene all’ultimo posto. Il consenso viene al primissimo posto, d’altronde le valutazioni che sono messe in campo hanno questa impostazione. E’ necessario, invece, su scelte così importanti, guardare al futuro con coraggio, visione e condivisione con le associazioni di categoria e l’intera cittadinanza».