Centro Pagina - cronaca e attualità

Senigallia

#ioapro non riscuote successo: raffica di no tra i ristoratori di Senigallia

L'iniziativa lanciata dal pesarese Carriera non entusiasma, anzi rischia di far subire le multe anche ai clienti. I commenti degli imprenditori e delle associazioni di categoria

SENIGALLIA – Nessuna adesione o quasi da parte dei ristoratori della spiaggia di velluto e dei comuni limitrofi all’iniziativa #ioapro lanciata dall’imprenditore Umberto Carriera. E questo principalmente per due motivi: il primo è che tale iniziativa va contro la legge, quindi esporrebbe alle possibili multe sia gli imprenditori aderenti sia i clienti che vi partecipassero; il secondo è che di carattere opportunistico: anche se non venisse fatta alcuna multa, cosa improbabile, che vantaggio darebbe un’apertura di uno o due giorni? Meglio tentare altre strade.

Queste le opinioni, riassunte in breve, degli imprenditori di Senigallia e dei comuni limitrofi di fronte all’iniziativa di venerdì 15 gennaio lanciata dal ristoratore pesarese che ha ricevuto il sostegno anche da parte dell’ex ministro leghista Salvini ma una pioggia di critiche dal mondo associazionistico e dal settore della ristorazione. Non mancano le adesioni in tutta Italia, ma la maggior parte dei titolari di bar e ristoranti abbasseranno la serranda come prevede la norma, limitandosi all’asporto.

Riccardo Riccadonna
Riccardo Riccadonna

«Va bene dimostrare e protestare – afferma Riccardo Riccadonna, titolare de “Il Saladino” a Senigallia – ma così non è il modo. Anzi, peggiorerà anche la situazione: non solo verranno fatte le multe ma si inaspriranno i rapporti con le istituzioni e si getterà un’ombra nell’immagine del settore. Ci sono altri modi di protestare rispettando la legge e secondo me si deve andare in tale direzione. Magari si dovrebbe chiedere un aumento dei controlli nei locali dove si fanno gli aperitivi: non tutti – spiega – rispettano le distanze creando quindi assembramenti pericolosi». 

Moreno Cedroni e Mariella Organi. Foto da morenocedroni.it
Moreno Cedroni e Mariella Organi. Foto da morenocedroni.it

«Probabilmente è un’iniziativa dettata dalla disperazione in cui versano gli imprenditori del settore ristorazione – spiega Mariella Organi, responsabile di sala e sommelier alla Madonnina del Pescatore – Noi non aderiremo, ma capiamo le motivazioni che hanno spinto a organizzarsi in tale direzione: la categoria è praticamente ferma da quasi un anno e questo va ribadito con forza. Senza andare contro le leggi, bisogna far capire che ci sono famiglie intere che dipendono dalla riapertura dei locali e non riescono più ad andare avanti».

C’è anche chi prova a ipotizzare altre forme di protesta. «Non aderisco nemmeno io – ha dichiarato Paolo Piccinini, titolare di due ristoranti tra Senigallia (Il Capitano) e Trecastelli (Osteria sul lago) – perché con questa iniziativa noi avremmo solo guai ma metteremmo in difficoltà anche i clienti che potrebbero essere multati; noi ristoratori siamo letteralmente massacrati, di fatto siamo chiusi da mesi ed è quindi chiaro che qualcosa si debba fare: magari potremmo utilizzare i soldi delle multe per affittare autobus e andare a protestare a Roma davanti a Montecitorio. Siamo tutti arrabbiati ma non credo che aprire contro la legge sia la strada giusta».

Anche dalle associazioni di categoria arriva il secco “no” all’iniziativa #ioapro: «Condividiamo il contenuto della protesta ma non il metodo – dichiara Giacomo Cicconi Massi, responsabile Confartigianato di Senigallia – ci sono altre strade da percorrere e mettersi nei guai e farli passare ai clienti non è certo quella giusta. Però è chiaro che la categoria va ascoltata e aiutata: con i ristori si è coperto solo circa il 5% del fatturato delle imprese, non può bastare. Inoltre la seconda tranche (dopo la precedente in primavera, Ndr) è arrivata solo due giorni fa: nel frattempo le persone come vivono?»

Giacomo Bramucci
Giacomo Bramucci

Opinione simile quella di Giacomo Bramucci, imprenditore senigalliese e presidente di Confcommercio Marche Centrali: «La categoria è stata ridotta dalla politica allo stremo delle proprie forze, ma non possiamo condividere un percorso che va verso l’illegalità. Anche perché così facendo si espongono i clienti e i ristoratori stessi a pesanti sanzioni. Credo però che la politica non stia facendo nulla per capire che così il paese muore, né per accertare quali siano davvero i centri di contagio: se si seguono i protocolli che abbiamo elaborato insieme e condiviso, i ristoranti sono luoghi sicuri. Ormai questa situazione è frutto di una politica cieca, alla quale noi vogliamo rivolgerci con presidi nelle piazze delle varie città a partire dalle prossime settimane. Percorsi di legalità, come è nel nostro dna».