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Senigallia

Confcommercio Marche: «Imprese sotto una frana: dov’è l’escavatore per liberarle?»

Grave crisi economica dopo quella sanitaria: lo slittamento delle tasse o i 600 euro sono solo un primo passo. Per il presidente di Confcommercio Giacomo Bramucci servono interventi più decisi

Giacomo Bramucci
Giacomo Bramucci

SENIGALLIA – «Le imprese del territorio sono come persone sotto una frana enorme. Ma prima di far arrivare l’escavatore per liberarle, dobbiamo procurare loro la possibilità di respirare, i primi aiuti». Usa una metafora semplice, diretta e chiara il presidente di Confcommercio Marche Centrali Giacomo Bramucci per spiegare la grave situazione in cui versano le imprese e le aziende del territorio, non solo senigalliese, causata dalla crisi sanitaria e dalle ripercussioni economiche che ne sono derivate.

Imprese sotto il peso di pagamenti, bollette, affitti, rate, mutui e tasse ma senza l’ossigeno per respirare, senza la liquidità per far fronte alle scadenze e con una difficoltà nell’accesso al credito che sembra lontana dall’essere risolta nonostante le promesse. «Gli sgravi fiscali o lo slittamento di alcuni tributi sono utili – prosegue facendo riferimento all’iniziativa del Comune, per esempio, di Senigallia ma non l’unico – per fornire l’aria di cui hanno bisogno gli imprenditori, soffocati tra i vari avvisi, ma nel frattempo si doveva pensare a interventi più strutturati».

Eppure quell’escavatore – un forte intervento del governo e l’aiuto dell’Unione europea – tarda ad arrivare, mentre sono puntualissime le bollette e gli avvisi di pagamento. Nonostante i tentativi di regione e comuni di alleviare le sofferenze, la protesta degli imprenditori sta montando ogni giorno di più. «La fase della gestione emergenziale doveva concludersi – ha dichiarato Bramucci – ed è ora di passare alla concretizzazione della fase due, come già altri paesi hanno iniziato a fare. Perchè da noi no? Senza interventi strutturali non si va da nessuna parte».

Il riferimento è non è solo al Mes da oltre 30 miliardi per l’Italia, ma anche a quei quasi 5 miliardi chiesti dall’Anci per far fronte alle varie “emergenze nelle emergenze” che si stanno registrando a livello locale. Una serie di situazioni da risolvere per cui potrebbe aiutare molto se si arrivasse alla cancellazione totale dei tributi, per lo meno per il periodo di chiusura delle attività. Cosa per il momento non deliberata: a oggi c’è solo uno slittamento di alcuni tributi comunali. Provvedimento che, unito al contributo dei 600 euro che a qualcuno deve ancora arrivare, ai buoni spesa giunti alla seconda tranche, permette per ora di respirare. Ma solo quello. Nel frattempo doveva già essere arrivato l’escavatore.