Centro Pagina - cronaca e attualità

Senigallia

Senigallia, l’ospedale perde altri pezzi

I nuovi provvedimenti assunti dall'Asur fanno infuriare l'opposizione. Annunciata la soppressione del medico h24 nel reparto di cardiologia, mentre si preannuncia la chiusura per il reparto di otorinolaringoiatra. Paradisi e Bello sul piede di guerra

Ospedale di Senigallia

 SENIGALLIA- Ancora brutte notizie per l’Ospedale di Senigallia: con la determina 361/2017 è stata annunciata la soppressione del servizio h24 nel reparto di cardiologia. Ma si va anche verso la chiusura del reparto di Otorinolaringoiatria, dove già da alcuni mesi sono stati sospesi gli interventi chirurgici. Nell’ultima determina (361/2017) non è più presente la dicitura “Senigallia”, tutto questo fa pensare ad un momento di attesa prima di arrivare alla soppressione. Lo scorso 22 giugno erano stati sospesi gli interventi urgenti di oculistica, i pazienti erano che si erano recati al Pronto Soccorso erano stati dirottati su Jesi. L’interruzione del servizio era stata effettuata a causa della mancanza di medici. Ma a fare discutere in questi giorni, sono anche le modifiche a cui dovranno sottostare i pazienti che si recheranno nel laboratorio analisi. Ogni giorno, dalle 7,30 alle 8,30 i prelievi vengono effettuati ai pazienti prenotati (fino a 60 al giorno). Dalle 8,30 alle 9,30 potranno effettuare il prelievo 50 pazienti non prenotati. I biglietti per le prenotazioni possono essere presi nelle farmacie comunali o in ospedale. A schierarsi in difesa dell’Ospedale sono stati il consigliere di Unione Civica Roberto Paradisi e l’ex sindaco di Ostra Vetere Massimo Bello.

L’intervento di Roberto Paradisi
«Dopo la delibera assunta in prossimità della notte di capodanno che avviava lo smantellamento di oculistica (e dopo la destrutturazione di otorino e laboratorio analisi), è arrivata puntuale la delibera che cancella in un colpo solo la terapia intensiva cardiologica dopo, peraltro, la sospensione degli interventi di applicazione dei pacemaker. Resterà ovviamente, per volere politico, a Jesi e Fabriano. Decisioni apparentemente incomprensibili (da un punto di vista di politica sanitaria) ma chiare da un punto di vista di politica partitica.

Nello scacchiere del Partito Democratico, l’Ospedale di Senigallia è da tempo una pedina sacrificabile e vendibile alla ragion partitica. Dal 30 maggio scorso a Senigallia (località che serve un bacino di utenza ben più importante di altre realtà beneficiate da benevole scelte di partito) non funziona più nemmeno il delicato servizio di applicazione dei pacemaker (che vantava oltre 100 interventi all’anno). Una notizia che avrebbe dovuto far saltare dalla sedia municipale il sindaco e che invece è passata inosservata.

I pazienti vengono dirottati ad Ancona o Pesaro. In reparto vi è una macchina radiologica rotta e non è mai stata sostituita. Erano avvisaglie già gravissime dell’ennesima decisione che fa sparire con un tratto di penna l’unità intensiva il cui lavoro è stato sempre preziosissimo e particolarmente strategico in un ospedale che serve anche una vasta area interna e un’utenza turistica importante in estate.

Domani mattina (oggi, giovedì 6) sembra che sia stata disposta una visita d’urgenza dei direttori della sanità proprio al reparto di cardiologia. Facile prevedere che faranno capolino anche alcuni politici, veri arbitri dello scacchiere sanitario. In tutto questo, il presidente della Commissione sanità del Comune di Senigallia Margherita Angeletti si guarda bene dal convocare la commissione richiesta d’urgenza dai sottoscritti consiglieri comunali sullo smantellamento di oculistica ma, più in generale, sullo smantellamento progressivo di tutto l’ospedale che sta diventando solo un grande poliambulatorio. Sembra che i direttori Marini e Bevilacqua non abbiano ancora dato la disponibilità. Come se dovesse dipendere da loro la calendarizzazione di un impegno istituzionale.

Giova sottolineare che chi ricopre cariche pubbliche e percepisce denaro pubblico ha l’onere di mettersi a disposizione degli enti locali e di dare conto ai rappresentanti dei cittadini di scelte così invasive e idonee a cambiare la vita stessa dei cittadini. Sarebbe più onesto raccontare la verità, tutta e subito, invece di attendere i capodanni e le calure estive per smontare pezzo dopo pezzo una struttura che era un gioiello marchigiano e che gli uomini del Partito Democratico hanno deciso di declassare in un grande e semplice poliambulatorio».

L’intervento di Massimo Bello, presidente dell’associazione culturale e politica “Energie per Senigallia”
«Curarsi e fruire delle strutture territoriali di riferimento non sono più diritti fondamentali, inviolabili e dovuti dalla Stato, ma diventati semplicemente ‘opzioni’ per il cittadino, sempre che il cittadino abbia le opportunità di poter scegliere e decidere altre strutture per curare la propria salute. La tutela e il diritto della salute pubblica, conquistati negli ultimi cento anni di storia, si stanno svuotando di significato e di concretezza, e il cittadino ha paura perché spesso non sa a chi rivolgersi e come fare.

Servizi e strutture sanitarie, come nel caso dell’Ospedale di Senigallia, hanno perso la loro peculiarità, utilità e ruolo dominante nel nostro territorio. Non sono più dei punti di riferimento, ma un ‘miraggio’. Di tutto questo non ce ne siamo accorti adesso, alla luce di una serie di notizie apparse sulla stampa negli ultimi mesi, ma già da tempo, almeno negli ultimi vent’anni, questo lento ed inesauribile decadimento e depotenziamento delle nostro Ospedale ha cominciato a dare i segnali di quanto sarebbe capitato.

L’Ospedale di Senigallia, vera e propria ‘perla’ del nostro comprensorio, è diventato l’ombra di se stesso. I governi regionali e gli assessorati – tutti ‘targati’ PD e non è un caso e con la complicità delle Amministrazioni PD di Senigallia – hanno provocato lo spegnimento del nostro Ospedale in virtù di una riorganizzazione sanitaria regionale, che ha fortemente e indecentemente penalizzato Senigallia “La logica dello ‘spending review’, della ‘razionalizzazione’ a tutti i costi, il ‘barbaro’ principio utilitaristico ed economico che attraversa la nostra società, a questo punto tanto malata quanto cinica, nella quale la vita e la salute sono misurate solo con indicatori o parametri di una formula matematica’, ha oramai sortito effetti dirompenti anche sulle fondamenta dei servizi sanitari alla persona e alla comunità intera».

Lo smantellamento
«Ricordo benissimo – prosegue Bello – quando ero consigliere comunale di Senigallia (dal 1994 al 2004), ma anche quando ero sindaco di Ostra Vetere (dal 2004 al 2013), le tante battaglie in difesa del nostro Ospedale perché già da allora lo ‘smantellamento’ iniziò a manifestarsi. Allora, ci dicevano – ed eravamo davvero in pochi a combattere e a prendere posizioni forti, spesso solitarie contro tutti e tutto – che facevamo ‘terrorismo psicologico ed allarmismo inutile’ tra la popolazione, ma avevamo ragione. Purtroppo, avevamo ragione. abbiamo ragione. Basterebbe rileggersi le cronache giornalistiche di quei tempi per comprendere l’impegno nel difendere le nostre strutture ed i nostri servizi, ma soprattutto di come i vertici politici (PDS-PD) della Regione Marche avessero deciso il ‘declassamento’ del nostro territorio vallivo, togliendoci dignità, servizi e strutture ovvero declassandole a poco più di poliambulatori».