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Senigallia

I segreti del successo del Summer Jamboree

L'edizione speciale per i diciotto anni del festival si concluderà domani sera. Angelo Di Liberto ed Alessandro Piccinini ci spiegano i segreti di un evento di successo internazionale nato da una loro idea. E questa sera al Foro Annonario è in programma il super concerto

Di Liberto, Mangialardi, Piccinini

SENIGALLIA – Alessandro Piccinini e Angelo Di Liberto raccontano i segreti del Summer Jamboree, il festival internazionale di Musica e Cultura anni ’40 e ’50 che ogni anno fa registrare migliaia di presenze. Sono ormai passati diciotto anni dalla prima edizione che ha avuto una durata di soli tre giorni. Visto il successo, il Summer Jamboree è diventato un appuntamento fisso ed ormai insostituibile dell’estate sul velluto.

Qual è il segreto del successo del Festival, in aumento ogni anno?
«Probabilmente molti fattori influiscono. Compreso l’aiuto Divino come scherzosamente ha detto Arbore l’anno scorso. Sicuramente da parte nostra c’è l’impegno e non restare nella zona confort cercando ogni anno di oltrepassarla e quindi alzando sempre un po’ l’asticella guardando oltre e pensando agli sviluppi futuri del Festival».

Come riuscite a rispettare le aspettative dei fans del festival?
«Il pubblico del Festival è ora molto ampio e differente al suo interno. La regola nella realizzazione del programma che ci diamo ogni anno però è la stessa: non ammiccare mai a questo o quell’altro tipo di pubblico quindi non scendere a “compromessi” sul piano artistico e mantenere un rigore forte sulle scelte fatte a partire dalla line up per arrivare alla qualità di tutte le proposte correlate. Questa è una cosa che tutto il pubblico e quindi possiamo dire tutti i pubblici del festival apprezzano».

Alessandro e Angelo con Chris Montez

Negli anni quali sono gli spettacoli che hanno riscosso più successo?
«Davvero difficile dirlo. Certo l’orchestra del sabato sera conclusivo è molto popolare ed amata veramente da tutti. Un Rock’n’Roll Show d’altri tempi come non se ne vedono altrove. Poi ogni anno ci sono nuove sperimentazioni e new entry come quest’anno lo straordinario concerto Gospel di domenica scorsa o l’Accademia mandolinistica Italiana dell’altra sera che sicuramente pur spiazzando in qualche modo gli schemi consolidati, portano nuove interrelazioni e contaminazioni che sono la base del rock’n’roll».

Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nell’organizzazione di questa edizione?
«Congiungere gli aspetti legati alla programmazione con le esigenze complessive di un piano di sicurezza importante. Non è semplice ma doveroso affinché il Festival scorra nella tranquillità e serenità di chi vi partecipa».

Con il Winter Jamboree, il festival vive anche in inverno.. avete mai pensato ad un’edizione invernale?
«In qualche modo il Winter rappresenta un lato del Festival, quello prettamente legato al ballo, in chiave invernale. Senigallia è ormai la città del Summer Jamboree.

Pensate che questo format possa avere lo stesso successo anche altrove?
Non ce lo poniamo proprio come tema. Senigallia non è solo la città del Summer Jamboree ma anche la nostra città. E fino ad oggi siamo stati felici di poter sviluppare qui questo grande progetto internazionale. Contribuire a far crescere la propria città è una sfida sempre avvincente».

Quanto conta la conformazione della città per l’organizzazione?
«Diciamo che l’organizzazione si è via via sviluppata adagiandosi sulla conformazione degli spazi di accoglienza del Festival. Quest’anno in maniera più che notevole perché il salto verso Piazza Garibaldi ha comportato un po’ più di rincorsa».

Tra gli eventi organizzati qual è quello che non può essere sostituito o abolito?
«In realtà ci piace pensare che si possa sostituire o modificare o accrescere tutto ciò che ad un certo punto riteniamo completato. Quest’anno abbiamo fatto molti esperimenti nuovi pur lasciando dei classici come appunto il Burlesque e l’Hawaiian che sono diventati ormai una liturgia consolidata».

Anche in questa edizione si è notato un aumento di giovani che partecipano al festival, secondo voi perché?
«Perché si trovano in un contesto libero, aperto, dove possono esprimersi come più preferiscono. Il clima di gioia e le vibrazioni positive che si vivono al Summer Jamboree piacciono molto a tutti ed uniscono giovani e grandi. Questo per noi è motivo di grande felicità».

Quest’anno è arricchito di un’esposizione in esclusiva nazionale, come siete riusciti a portare questa mostra a Senigallia?
«Il Summer Jamboree negli anni ha consolidato una credibilità importante che consente di portare avanti progetti in esclusiva come Pat Capocci dall’Australia, la mostra di Elvis, Mosh direttamente dagli USA apposta per il Bourlesque 2017 del Festival».