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Senigallia

Alluvione, Fratelli d’Italia invoca le dimissioni di Mangialardi e si scaglia contro l’onorevole Lodolini

Il partito di destra bacchetta il parlamentare del Pd e torna a chiedere un passo indietro al Primo Cittadino di Senigallia, alla luce delle notifiche degli atti in corso da parte della Forestale. Tra gli indagati spicca infatti il suo nome

Ciccioli, Liverani e Rabini

SENIGALLIA – Nel giorno della notifica degli avvisi di conclusione delle indagini riguardanti l’alluvione del 3 maggio 2014, Fratelli d’Italia, alla presenza dell’ex onorevole Carlo Ciccioli, il coordinatore locale Marcello Liverani ed il coordinatore provinciale Lorenzo Rabini, ha convocato una conferenza stampa per rendere nota la loro posizione riguardo all’inchiesta della Procura.

«Noi vogliamo che venga fuori la verità – spiega Liverani -. Ringraziamo il Comitato per i documenti che ha prodotto e per il lavoro che ha fatto l’avvocato Corrado Canafoglia, lavoro fondamentale per arrivare alla verità. Siamo convinti che la fuga di notizie della scorsa settimana sia stato un tentativo di depistaggio».

Ciccioli e Liverani hanno puntato il dito contro l’onorevole Emanuele Lodolini: «Ha espresso la sua solidarietà verso il sindaco – prosegue Liverani – Ma una volta la solidarietà si dava alle vittime, nessuno ha espresso una sola parola verso gli alluvionati, ma tutti sono corsi a difendere Mangialardi. Lodolini ha dichiarato la sua volontà a fare un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni riguardo alla fuga di notizie – ribatte Ciccioli – Bisognerebbe invece chiedere come mai un’inchiesta sia andata avanti così tanto tempo, poteva essere chiusa un anno fa».

La notizia della notifica non ha scosso più di tanto la spiaggia di velluto dove una settimana fa erano stati resi noti i nomi degli undici indagati: «Le competenze erano prima della Provincia – afferma Rabini -. Poi sono passate alla Regione ed ora sono state riconsegnate di nuovo alla provincia, ci si rimbalza la palla continuamente. E tra l’altro Senigallia è in attesa di progetti, come quello delle vasche di espansione, perché se domani si dovesse verificare un’altra situazione simile a quella del 2014, la spiaggia di velluto finirebbe ancora sott’acqua».