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Fotografia, classe operaia, ragazzi di strada africani: tre incontri a Senigallia con Enzo Carli, Loris Campetti e padre Kizito Sesana

Tre appuntamenti di rilievo si terranno nella spiaggia di velluto venerdì 9 marzo per riflettere sui processi che ci portano a scattare, sulle politiche del lavoro e sulle missioni nel terzo mondo

padre Kizito Sesana, missionario comboniano fondatore di Koinonia Community.
padre Kizito Sesana, missionario comboniano fondatore di Koinonia Community.

SENIGALLIA – Tre appuntamenti di rilievo si terranno nella spiaggia di velluto venerdì 9 marzo. Si inizia in biblioteca alle ore 18, quando verrà presentato un libro di Enzo Carli sulla fotografia, per poi passare alle 21 allo spazio autogestito Arvultùra per la presentazione del lavoro del giornalista Loris Campetti sul mondo del lavoro e della classe operaia. Sempre alle 21, al teatro Portone di piazza della Vittoria, si terrà una serata dedicata ad Amani e ai bambini di strada africani dei paesi dove l’ong opera da più di 20 anni.

Ma andiamo con ordine. Il primo appuntamento, curato dal museo comunale d’arte moderna, dell’informazione e della fotografia (Musinf) si terrà alla biblioteca comunale Antonelliana dove verrà illustrato alle ore 18 il volume “Il dagherrotipo mutante – pensieri in libertà sulla fotografia tra analogico e digitale”, realizzato da Enzo Carli per Ideas Edizioni (2017). All’incontro, oltre all’autore, sarà presente e porterà il suo contributo il direttore del Musinf, Carlo Emanuele Bugatti.

Si tratta di una riflessione di un critico sulla stessa natura della fotografia, prodotta tra canoni artistici, necessità psicologiche e processi sociali.

Enzo Carli
Enzo Carli

Nel testo di Enzo Carli viene anche analizzata la rivoluzione creata dall’uso del digitale nella produzione della fotografia d’arte. Analizzata ma anche giudicata come questione sterile e superata la distinzione tra gli estimatori della fotografia analogica e quelli del digitale: la riflessione viene spostata più sul risultato artistico che può essere apprezzabile o meno indipendentemente dal mezzo usato.

Sempre di libri si tratta ma stavolta incentrato sul mondo occupazionale degli operai è il lavoro che venerdì 9 marzo, alle ore 21 presso lo spazio autogestito Arvultùra, verrà presentato dall’autore e giornalista Loris Campetti. “Ma come fanno gli operai” (Manni editore) è un reportage su una “classe fantasma”, stretta tra “precarietà, solitudine e sfruttamento”. Campetti analizza il mondo del lavoro del terzo millennio, tra grandi fabbriche in crisi e altre realtà di successo. Ma nel voluma “parlano” anche i lavoratori sfruttati a cottimo arruolati con un sms o i dipendenti che hanno visto la “loro” coop finire in tribunale. Chi ha capito come vive la classe operaia? Chi se n’è fatto portavoce? Chi la rappresenta nel terzo millennio? Si può ancora parlare di classe? A scrutini avvenuti, il libro ha anticipato in qualche modo il risultato delle elezioni del 4 marzo. Nell’indagine si capisce perché la sinistra esce distrutta dal voto di domenica scorsa.

locandina dell'incontro con padre Kizito Sesana
locandina dell’incontro con padre Kizito Sesana

Sempre alle ore 21 ma al teatro Portone di piazza della Vittoria (ingresso libero), si terrà la serata con incontro, proiezione e dibattito. Si potrà prima vedere il film “Ten years later”, alla presenza del regista Fabio Ilacqua, del presidente di Amani Gian Marco Elia e di padre Kizito Sesana, missionario comboniano fondatore di Koinonia Community. Il film racconta cos’è accaduto ad otto ex ragazzi di strada di Kibera, una delle più grandi baraccopoli di Nairobi, che erano stati accolti il 17 aprile del 2005 in una casa di accoglienza nata da Amani e la Koinonia Community per dare una risposta concreta al drammatico fenomeno degli street-children. Questi otto ragazzi, che hanno scelto di abbandonare la strada per trasferirsi al Ndugu-Mdogo Rescue Centre, di lasciarsi alle spalle “le notti orribili” per iniziare “una nuova vita”, hanno imparato a “perdonare e dimenticare” e soprattutto a guardare avanti, al futuro.
Al termine della proiezione padre Kizito, che da qualche anno non tornava a Senigallia, dialogherà con il pubblico e racconterà la sua storia in Kenya, Zambia e Sudan, i tre Paesi dove la ong Amani opera da più di vent’anni.

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