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Senigallia

Escavo, scolmatore e molo: i lavori (e le critiche) al porto di Senigallia

Mentre si attende il nulla osta per rimuovere i fanghi dopo le analisi Arpam, per il canale di sfogo si dovrà discutere parecchio: le attività sono contro l'opera. Anche l'allungamento del braccio di levante non piace. Ecco perché

Il porto di Senigallia
Il porto di Senigallia

SENIGALLIA – Dovrebbero riprendere in questi giorni, dopo il nulla osta della Guardia di finanza, i lavori per l’escavo del tratto finale del fiume Misa, adiacente al porto cittadino “Della Rovere”. Dopo la sospensione per il sopralluogo dell’Arpam incaricata di prelevare dei campioni di fango e materiali vari da portare via, il cantiere dovrebbe salvo imprevisti riprendere a breve le attività. Una buona notizia per la città che attende questo intervento da tempo e che per la bella stagione vorrebbe farsi trovare pronta anche per il turismo diportistico. Ma altri lavori interessano sempre quest’anno il porto senigalliese: la messa in sicurezza del fiume con lo scolmatore verso la darsena N.Bixio e il prolungamento del molo di levante. E su entrambe le opere sono già stati sollevati alcuni dubbi.

Scolmatore si, scolmatore no. L’opera rientra nella serie di lavori per la messa in sicurezza del fiume Misa, assieme al rifacimento di ponte II Giugno senza pile in alveo e alle vasche di laminazione lungo il corso del fiume prima del centro abitato senigalliese. In caso di piena, permetterà alle acque del fiume di raggiungere le darsene contribuendo quindi ad abbassare il livello e ridurre il rischio di un’esondazione. Le darsene sono separate dal 2009 dal letto del Misa, a seguito dei lavori per la trasformazione da porto-canale a porto. 

Settimane fa l’ex assessore Gennaro Campanile era intervenuto sull’utilità dello scolmatore, sostenendo che «l’acqua melmosa e piena di detriti invaderebbe le darsene, peraltro poco capienti, prima di riversarsi in mare, seguendo un percorso tortuoso, alzando le imbarcazioni e mettendole in pericolo. Il porto non sarebbe più protetto ed andrebbe incontro ad interramento».
Dopo di lui, anche le associazioni di diportisti, i pescatori e i proprietari degli immobili avevano sollevato dubbi in una lettera spedita al governatore Acquaroli, al sindaco Olivetti, alla capitaneria di porto e all’ufficio locale marittimo. Tra le contestazioni, in primo luogo c’è il rischio che i sedimenti e i materiali galleggianti arrivati dopo una piena danneggino le imprese e le attività del porto; in secondo luogo lamentavano il mancato coinvolgimento di chi vive e opera nel porto senigalliese per quanto riguarda la progettazione dei lavori. Secondo loro, l’unico modo per evitare una piena è intervenire più a monte, prima del centro abitato.
Una timida risposta era arrivata dall’avvocato Claudio Netti, presidente del Consorzio di Bonifica delle Marche che, in un’intervista al Corriere Adriatico, aveva fatto notare come lo scolmatore (il canale per far sfogare parte della piena sulle darsene portuali) abbia un costo di 7 milioni di euro, mentre intervenire a monte significherebbe investire oltre 50 milioni di euro per poco meno di venti casse di espansione. Oltre al diniego dei residenti delle zone di Brugnetto e Bettolelle, le casse avrebbero anche costi di manutenzione maggiori. Tra le altre ipotesi, c’era quello di allargare lo scarico finale del fiume nel mare Adriatico, compromettendo però la darsena turistica su cui si erano appunto concentrati i lavori del 2009. Insomma un ritorno indietro nel tempo, con altra spesa di denaro pubblico, solo per aumentare la portata nel tratto finale del Misa che spesso si riempie di sedimenti.

Non sembra andare in quest’ultima direzione l’altro progetto che interessa il porto di Senigallia, il prolungamento del braccio di levante. L’opera, per un costo stimato sui 3 milioni di euro, è stata approvata dall’autorità idraulica per evitare che il tratto finale del fiume, quello appunto interessato dall’escavo, si riempia nuovamente di sedimenti. Il prolungamento dell’argine era stato indicato come opportuno dal consiglio superiore dei lavori pubblici, che fa parte del Ministero, ma al momento non ci sarebbero i fondi necessari per realizzarlo. Anche in questo caso si sono sollevate delle critiche. Secondo il Club Nautico, allungare il molo destro per evitare l’insabbiamento della foce rischia di provocare danni nell’attuale ingresso del porto: i sedimenti infatti sono quelli portati dal fiume e non dal mare e quindi estendere la lunghezza del molo di levante ridurrebbe soltanto l’efficacia della corrente del fiume nello spazzare via i materiali depositati dal Misa stesso.