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Senigallia

Divieto di balneazione alla foce dei fiumi Misa e Cesano a Senigallia

L'ordinanza del sindaco Massimo Olivetti sarà valida per tutta la durata della stagione balneare, comprendendo anche l'area portuale

Maltempo a Senigallia, il fiume Misa e l'area del porto
Senigallia, il fiume Misa e l'area del porto

SENIGALLIA – Salvaguardare la salute e l’incolumità pubblica. E’ questo l’obiettivo dell’ordinanza n. 192/2022, con la quale il sindaco Massimo Olivetti ha ribadito il divieto di balneazione nel canale del fiume Misa e alla foce dei fiumi Misa e Cesano.

L’atto si ispira a quanto annualmente viene disposto dalla vigente normativa in materia, a partire dalle direttive dell’unione europea e leggi nazionali relative alla gestione della qualità delle acque di balneazione: norme che pongono la tutela igienico-sanitaria e la sicurezza dei bagnanti al primo posto rispetto alla possibilità di fruire di inusuali luoghi in cui tuffarsi. Tra le competenze comunali, in base al decreto legislativo n. 116/2008, c’è proprio quella, prima dell’inizio della stagione balneare, di delimitare le acque non adibite alla balneazione e le acque di balneazione permanentemente vietate ricadenti nel proprio territorio.

Lungo il litorale di Senigallia sono stati individuati il canale e la foce del fiume Misa, oltre alla foce del fiume Cesano, le porzioni di costa che devono essere individuati come “acque di non balneazione”. Per quanto riguarda il fiume Cesano, il divieto vale per un centinaio di metri a partire dal confine con Mondolfo in direzione sud, mentre per il Misa l’area vietata ai tuffi si estende per 300 metri dalla zona portuale nord fino al molo di levante.

Per i bagnanti è stata apposta, a cura dell’Ufficio Porto e Gestione Ambiente, la cartellonistica informativa che riporta appunto il divieto di balneazione per tutta la durata della stagione balneare che la Regione ha disposto durare dal 30 aprile al 2 ottobre 2022 per le acque marino costiere e dolci degli invasi artificiali e dal 24 giugno al 4 settembre 2022 per le acque fluviali balneari. In caso di inosservanza, si rischia una sanzione che può arrivare a 200 euro. Sarebbe un tuffo decisamente salato.