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Senigallia

Senigallia, il covid “lascia” la terapia intensiva

Nessun contagiato si trova in gravi condizioni: è questo il dato più importante che emerge dagli ultimi rapporti della Regione Marche. In tutto l'ospedale ci sono 14 pazienti ricoverati con coronavirus

Sanità pubblica, pronto soccorso, terapia intensiva, ospedale di Senigallia
L'ospedale di Senigallia

SENIGALLIA – Prosegue la lenta discesa dei contagi da covid-19 nel senigalliese. Un trend di cui abbiamo già dato notizia nelle ultime settimane ma che vede finalmente anche la terapia intensiva priva di pazienti contagiati dal coronavirus. È questa la vera novità arrivata con il weekend appena trascorso.

Dai dati diffusi dalla Regione Marche, infatti, emerge la situazione di netto miglioramento che coinvolge non solo il territorio vallivo ma soprattutto l’ospedale di Senigallia, dov’erano ricoverati fino a pochi giorni fa decine di persone. I numeri sono via via calati fino a raggiungere la rassicurante quota di appena 14 pazienti (dato delle ore 12 di lunedì 10 maggio). Di questi nessuno è in terapia intensiva, solo uno è in semintensiva mentre 13 sono nell’ultimo reparto covid rimasto aperto al Principe di Piemonte.

Il dato è l’immediata conseguenza del trend regionale che vede nelle ultime 24 ore in tutte le Marche 57 nuovi positivi (12 in provincia di Macerata, 34 in provincia di Ancona, 6 in provincia di Pesaro-Urbino, 4 in provincia di Ascoli Piceno e 1 fuori regione) su oltre 530 tamponi effettuati nel percorso nuove diagnosi, con un rapporto positivi/testati pari al 10,7%).

Vuota quindi la terapia intensiva. Con il lento ritorno a quote accettabili di ricoveri covid, l’ospedale può quindi tornare alla piena operatività di tutti i reparti, come espressamente richiesto da più voci. Tra queste, anche il “comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia” che aveva inoltre suggerito di potenziare il personale ospedaliero per far fronte alla pandemia da covid ma, al contempo, per non lasciare indietro le altre attività. «La sanità pubblica deve cambiare marcia e tornare ad avere il ruolo primario, altrimenti muore e, con lei, chi non può permettersi economicamente di curarsi: gli ultimi della società».