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Senigallia

Crisi umanitaria in Ucraina, nel senigalliese 80 posti disponibili per i profughi

Svolto in cattedrale un incontro con i referenti Caritas, Oliviero Forti: «Magazzini pieni, la merce per l’Ucraina a volte torna indietro. Servono donazioni utili anche domani per la ricostruzione»

L'incontro in cattedrale a Senigallia promosso dalla Caritas diocesana sulla crisi umanitaria in Ucraina
L'incontro in cattedrale a Senigallia promosso dalla Caritas diocesana sulla crisi umanitaria in Ucraina

SENIGALLIA – Almeno 80 posti letto sono disponibili in città per fronteggiare la crisi umanitaria che segue al conflitto in Ucraina. E’ il numero fornito dalla Caritas diocesana senigalliese alla Prefettura che sta valutando però strutture più capienti per la prima accoglienza, per fronteggiare la possibilità di contagio e tutte le primissime operazioni burocratiche. E mentre arrivano i primi rifugiati ucraini, ospitati in una struttura a Montemarciano dove prima vi risiedevano i profughi afghani fuggiti dal regime talebano, si è svolto in cattedrale un incontro con l’intervento di vari esponenti nazionali e internazionali di Caritas.

All’iniziativa dal titolo “Sul fronte umanitario” ha partecipato Oliviero Forti, responsabile per le politiche migratorie e la protezione internazionale di Caritas italiana: «Grande è la nostra apprensione per la popolazione ucraina e per la prima linea dei Paesi con cui l’Ucraina condivide i confini. In Italia, dove c’è una delle maggiori comunità ucraine, tutti vogliono avere una parte attiva nella vicenda e i governi vengono interpellati sulla gestione dei profughi. La forza di Caritas in questi momenti è la capillarità dell’associazione nel mondo, che permette nelle emergenze transnazionali come questa di coordinarsi bene, di gestire un’efficace attività volontaria rivolta a chi soffre e un’attività politica, che coinvolge la popolazione civile. In queste tragedie non sono i piccoli gesti che funzionano da soli, serve un coordinamento robusto. I magazzini alle frontiere sono pieni, rischiamo che le tante cose portate non vengano utilizzate, vengano perse o mandate al macero e noi non possiamo permettercelo. Ci sono tir che tornano indietro carichi, respinti alle frontiere. Per questo come Caritas spingiamo alla donazione, che servirà ora, certamente, ma soprattutto nella fase di ricostruzione, quando si spegneranno i riflettori sulla guerra e saranno necessarie grandi risorse per ricostruire un Paese distrutto».

A tal proposito anche Caritas Senigallia ha sia attivato sia una raccolta fondi (info sul sito www.ridiamodignita.it/dona/emergenza-ucraina o effettuare la propria offerta in parrocchia) sia iniziato una ricognizione delle disponibilità di posti letto e di tempo per accoglienza e volontariato: quanti fossero interessati a fornire un posto letto o a impiegare il proprio tempo, possono telefonare al 34894050102 o scrivere una mail a emergenzaucraina@caritassenigallia.it.

Tragedia nella tragedia è la tratta di esseri umani: «Ci sono già sfruttatori che hanno avviato un discreto traffico di giovani donne e il fenomeno sarà crescente» spiega ancora Forti. «Con Caritas italiana stiamo organizzando gli arrivi. Non è semplice organizzare l’accoglienza, serve la testa più del cuore, servono risorse, intelligenza e tempo. L’accoglienza si costruisce con il dovuto tempo, in settimane, non basta la buona volontà, perché i profughi forse resteranno un anno o due, quindi vanno accolti con serietà, non semplicemente fornendo loro i beni primari. Al confine con l’Ucraina cerchiamo di pianificare i trasferimenti verso l’Italia con dei voli umanitari speciali dalla Polonia. Consideriamo che molti ucraini non sono vaccinati, non solo per il Covid ma anche per altre malattie: non è un problema secondario ma non deve alimentare un sentimento respingente che si oppone alla convivenza. La prima preoccupazione è quella di tenere alta l’attenzione, di non fare l’errore di essere presenti ora nell’emergenza e poi dimenticare tutto come è accaduto per la questione afgana, scoppiata in agosto quando i talebani si sono insediati e dimenticata a ottobre. Un altro aspetto su cui dobbiamo riflettere è che la cultura umanitaria si costruisce e va alimentata, poiché certi fenomeni potrebbero essere pianificati: non possiamo vivere sempre nelle emergenze».

In collegamento dalla Moldavia Ettore Fusaro, da sempre in prima linea sul fronte dell’emergenza per Caritas e Communitas: «Le condizioni meteo sono pessime, ci sono molti gradi sotto zero, molto rischiose per i trasferimenti di profughi dall’Ucraina. La Moldavia, il Paese più povero d’Europa, si sta dimostrando meraviglioso dal punto di vista dell’ospitalità. Il flusso di persone cambia di continuo, ora stanno uscendo dal Paese anche famiglie meno abbienti, mentre il primo flusso, spesso diretto in Germania, era di chi poteva permettersi un viaggio perché aveva un buon reddito. Per gli uomini è vietato uscire dall’Ucraina, quindi, a parte donne e bambini, ora stanno uscendo disabili e anziani, le fasce più deboli della popolazione. La prima risposta è un’accoglienza data subito: le persone vengono segnalate all’ente locale, alloggiano di solito per 24-76 ore in centri dignitosi, ricevono vestiario e pasti caldi, ai bambini viene offerta qualche attività, a tutti un supporto psicosociale. Quello che bisogna capire sono i bisogni sul lungo periodo, sarà una guerra di costi e di prodotti: la Moldavia riceveva buona parte dei beni da Ucraina e Russia. Caritas Ukraine dà assistenza, aiuta negli spostamenti e protegge le persone nei rifugi, ma le informazioni che riceviamo da loro sono sporadiche, la connessione è pessima da certi territori, inoltre conviene non tenerla attivata per evitare di essere intercettati e bombardati. Dall’Italia dovremmo riprendere i messaggi di pace, reimparare a fare gesti di pace, che spengono i fuochi e i focolai del conflitto, dovremmo restare uniti contro la guerra per cambiare la vita».