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Senigallia

«I manifesti no vax? Una mancanza di rispetto verso tutta la comunità»

Parla una dottoressa del pronto soccorso di Senigallia: «Tante fake news sui cartelloni affissi in città, i vaccini non uccidono. E se non vuoi fare il vaccino, fai il tampone e ottieni il green pass»

Elena Mencarelli
Elena Mencarelli

SENIGALLIA – Imbrattati i manifesti no vax e no green pass affissi in due punti molto visibili e trafficati della spiaggia di velluto. Con due insulti sono stati infatti sporcati i cartelloni gialli che contenevano frasi in aperto contrasto con ciò che sostiene la scienza ufficiale. E in un crescendo di polemiche, la città si è divisa in due tra paladini della libertà di espressione e chi non vorrebbe permettere alle fake news di circolare. «Vedere quei manifesti mi provoca una grande tristezza – spiega Elena Mencarelli, dottoressa in servizio al pronto soccorso senigalliese – perché è un chiaro segno della mancanza di rispetto verso chi è morto o si è ammalato di covid, verso i loro familiari, verso chi ha dovuto rinunciare alle cure perché era tutto bloccato e anche verso i sanitari che da oltre un anno e mezzo stanno combattendo in prima linea, che si sono ritrovati nel vortice e all’inizio erano anche senza strumenti».

La questione dei grandi manifesti no vax e no green pass affissi sul muro di cinta dell’area ospedaliera e sulla statale Adriatica è destinata ad avere ancora strascichi a Senigallia: la città non solo ha pianto come tante realtà italiane ed estere i propri morti per covid, ma ha fatto anche tanto per le altre città vicine come Pesaro, da cui venivano i malati covid della prima ondata, o come Jesi e Fabriano durante la seconda fase dei contagi.

«È chiaro che quei manifesti non offendono né diffamano nessuno, quindi non sono per la loro rimozione – spiega ancora la dottoressa Mencarelli – l’unico ragionamento che si potrebbe fare è sul contenuto di notizie false che diffondono. Proprio per questo, all’inizio ho pensato che non potesse essere vero: appena ho staccato il turno però sono andata a vedere e affisso proprio sul muro dell’ospedale c’era uno dei due manifesti. La prima reazione è stata di grande tristezza perché denota di fondo una grave mancanza di rispetto verso chi ha sofferto e soffre ancora oggi di covid, verso chi da mesi lotta contro questo virus e verso anche chi ha dovuto rinunciare alle proprie cure, penso a quelle oncologiche per esempio, perché le altre attività sanitarie erano bloccate».

Dopo lo sconforto, la rabbia di non essere compresi da chi diffonde notizie non provate scientificamente. «Ci sono fake news su quei manifesti: il vaccino non uccide». Come ha reso noto l’Aifa nel suo sesto rapporto di sorveglianza sui vaccini anti covid, su 49 milioni di somministrazioni le reazioni gravissime sono meno dello 0,6% e spesso collegate a patologie pregresse. Anche la questione delle cure domiciliari va chiarita: le terapie che sfruttano alcuni medicinali, molti integratori e l’idrossiclorochina non hanno ottenuto effetti significativi, riporta l’Aifa. «Se poi non si vuole fare il vaccino e si sceglie di mettere in pericolo la propria salute, allora si fa il tampone 48 ore prima e si ottiene lo stesso il green pass. Quindi non capisco tutta questa avversità per uno strumento che ci permette di tornare a una vita quasi normale».

A Senigallia sono comparsi manifesti no vax e no green pass
A Senigallia sono comparsi manifesti no vax e no green pass

«I no vax devono capire che nessuno è isolato – continua Mencarelli – ma si vive inseriti in una comunità: quello che si fa pesa su tutti gli altri. Non volersi vaccinare, significa rischiare la propria vita e mettere in difficoltà il sistema sanitario, significa anche costringere a rinviare alcuni interventi, rallentare o fermare le cure ad altri pazienti, significa costringere ai ragazzi a rinunciare alla scuola in presenza, o far chiudere le attività commerciali».

In tanti hanno però paura dei vaccini utilizzati: tra i dubbi che vanno per la maggiore ci sono quelli sulla tempistica e sull’efficacia: perché vaccinarsi se poi si rischio di ammalarsi lo stesso e con vaccini sviluppati troppo in fretta quando di solito si impiegano anni? «Io spiego sempre che i vaccini non modificano il dna, né sono veleni. Non sono state saltate le fasi fisse della sperimentazione dei vaccini, ma c’è stata un’accelerazione solo sulla parte burocratica e questo ha influito sulla tempistica. Di solito poi i fondi dedicati sono pochi e ci lavorano piccoli gruppi di ricerca: ecco perché ci si impiegano anni a trovare un antidoto a certe malattie. Stavolta tutto il mondo si è gettato a elaborare la propria cura, ma c’è da considerare inoltre che varie ricerche erano già in corso».

«Di ogni vaccino e ogni farmaco in commercio possiamo dire che nessuno evita al 100% la malattia o è esente da effetti collaterali. Quindi ciò che si tenta di ottenere con la vaccinazione di massa è di evitare forme gravi della malattia e le ospedalizzazioni, così da non fermare le cure e le altre attività sanitarie, come invece avvenuto mesi fa». Il coronavirus ha cambiato letteralmente nel profondo il mondo intero, eppure alcuni sembrano non averlo ancora compreso. «Dopo tutto quello che abbiamo passato e visto – conclude la dottoressa Mencarelli – con persone che morivano anche in breve tempo, nella solitudine, dopo una telefonata di addio o una videochiamata col tablet, certe cose non andrebbero né pensate né scritte».