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Senigallia

Coronavirus, premio a sanitari: infermiera all’ospedale di Senigallia striglia Conte

Una 39enne in servizio al nosocomio cittadino scrive al presidente del consiglio elencando tutti i disagi di questa emergenza : il rischio di infettarsi, il digiuno per ore e ore, la mancanza degli affetti familiari. «Voi non sapete nulla del nostro lavoro»

L'infermiera Michela Venturi
L'infermiera Michela Venturi che ha scritto una lettera al presidente del consiglio Conte

SENIGALLIA – Non 100 euro di premio, ma più rispetto e migliori condizioni contrattuali per l’intera categoria. È quanto chiede un’infermiera 39enne dell’Arcispedale Sant’Anna di Ferrara, in servizio in questo periodo all’ospedale di Senigallia, direttamente al presidente del consiglio Giuseppe Conte, dopo l’ipotesi di aumento del compenso di marzo di 100 euro esentasse per quanti hanno affrontato l’emergenza Coronavirus.

Con una lettera affidata ai social, Michela Venturi racconta tutti i disagi che il lavoro in ospedale comporta, tra cui condizioni fisiche e psicologiche molto stressanti, oltre alla privazione degli affetti familiari per motivi di sicurezza. Durante i turni, lunghi anche dieci ore, non mangia, non beve e non va in bagno per paura di infettarsi durante le manovre di svestizione di tutti i dpi (dispositivi di protezione individuale) anche per un solo momento di distrazione. Gli stessi dpi devono essere usati scrupolosamente e con attenzione, per la carenza di risorse delle strutture ospedaliere come Senigallia, dove sono ricoverati 40 pazienti Covid+, di cui sette in terapia intensiva.

«Nonostante facciano male, ho paura che solo spostandomi gli occhiali o la mascherina, o togliendomi il primo paio di guanti causa dolore insopportabile al viso e alle mani, io possa infettarmi e di conseguenza infettare altre persone di questa nazione, ma rimango comunque in piedi a fare il mio lavoro e non mollo».

Michela Venturi
Michela Venturi

Condizioni comuni alla stragrande maggioranza degli operatori sanitari che rifiutano i 100 euro messi in bozza al decreto Cura Italia e chiedono invece migliori tutele e trattamenti nel contratto collettivo nazionale. «Voi non sapete niente perché voi non fate il nostro lavoro e lo dimostra il fatto che ci proponete come premio 100 euro per il mese di marzo. Io non li voglio questi 100 euro, non perché non ne abbia bisogno, ma perché il mio lavoro vale molto di più di 100 euro; digiunare da cibo e acqua vale molto di più di 100 euro; bagnarsi le mutande di pipì e doversele tenere comunque addosso vale molto di più di 100 euro; rinunciare a guardare i miei cari negli occhi anche mentre mangio vale molto di più di 100 euro; rinunciare agli abbracci di mia nipote vale molto di più di 100 euro. Questa roba ti spacca il cuore!»