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Senigallia

Corinaldo, crisi Bizzarri: Giancarli (PD) torna sulla vicenda con un’interrogazione consiliare

In consiglio regionale si torna a parlare di misure per i lavoratori e per l'azienza della valle del Misa-Nevola che da decenni produce mobili

L'azienda Bizzarri Spa di Corinaldo
L'azienda Bizzarri Spa di Corinaldo

CORINALDO – Quanti lavoratori sono coinvolti dalla crisi dell’azienda? Quanti sono stati ricollocati? Quali misure possono agevolare la ripresa produttiva? Sono le domande con cui il consigliere regionale del Partito Democratico Enzo Giancarli è tornato sulla vicenda della crisi Bizzarri di Corinaldo.

Attraverso un’interrogazione presentata questa mattina, l’esponente dem ha chiesto di fare il punto della situazione sull’azienda Bizzarri che produce mobili da diversi decenni e che conta più di cento dipendenti (quasi 300 tra diretti e indotto), alcuni dei quali interessati da strategie di ricollocamento dopo i vari tavoli interistituzionali e con la proprietà che si sono tenuti finora.

«Già lo scorso anno – ricorda Giancarli – la Regione si era fatta protagonista dopo l’avvio della procedura di mobilità per il licenziamento collettivo per cessazione dell’attività aziendale, gestendo diversi incontri con tutte le parti sociali coinvolte. Alcuni mesi fa poi – continua – l’interessamento di un’azienda del settore per riavviare la produzione e il 12 giugno scorso, l’approvazione all’unanimità della mozione dell’Assemblea legislativa per aggiornare l’elenco dei Comuni appartenenti alle aree di crisi non complessa, tra cui figura Corinaldo. Alla luce di queste novità mi preme conoscere se ci siano azioni in atto per salvare la Bizzarri».

Nella vicenda della crisi Bizzarri, iniziata con la cancellazione di alcuni ordini da parte del colosso svedese Ikea, si sono seguiti numerosi momenti di incontro con tutte le parti coinvolte: azienda, lavoratori, sindacati, istituzioni, senza che si potesse costruire un proficuo percorso di ripresa produttiva. Percorso per il quale la Regione Marche si è già mossa ma per cui potrebbero essere attivate altre misure statali, proprio a seguito di quell’ampliamento del bacino dei Comuni delle aree di crisi non complesse.