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Senigallia

Concessioni, le imprese balneari: «Siamo il detonatore contro la politica che non decide»

Le imprese balneari sono in grande difficoltà dopo le sentenze del Consiglio di Stato, Monachesi (Cna Senigallia) chiede prospettive: «È compito del parlamento, non della giustizia amministrativa»

L'estate a Senigallia: affollata la spiaggia di velluto
L'estate a Senigallia

SENIGALLIA – Dopo le sentenze del Consiglio di Stato in merito alle concessioni demaniali marittime, le associazioni di categoria si stanno concentrando sulle richieste da avanzare al governo. Il fine è quello di salvaguardare l’attuale modello balneare attrezzato italiano, costituito da circa 30mila imprese. Solo a Senigallia sono interessate quasi 250 attività tra stabilimenti balneari (circa 140 solo questi), edicole, bar, ristoranti e persino un albergo: praticamente tutte le imprese al di qua del muretto parasabbia.

«C’è un grande dibattito, molto aperto – spiega Enzo Monachesi, imprenditore di Senigallia iscritto alla Cna e organizzatore dell’incontro del 21 gennaio proprio sul tema concessioni – e vorremmo che fungesse da detonatore verso la politica che da 15 anni decide di non decidere». Serve chiarezza su un tema che appare molto complesso. Innanzitutto perché la questione interessa, per il 90% delle imprese balneari italiane, micro e piccole imprese per lo più a carattere familiare; le conseguenze si riversano non tanto sui grandi gruppi quanto sulle famiglie. In secondo luogo perché varie sentenze danno orientamenti diversi: lo Stato deve o non deve mettere nelle condizioni di poter operare coloro che si occupano di un bene pubblico? Devono finire all’asta solo le concessioni successive al recepimento della Bolkestein? Solo i servizi e non i beni? Tutte domande a cui mancano risposte chiare e definitive, aggravando lo stato di incertezza di associazioni e imprenditori. Un settore trainante, economicamente parlando, sia per l’intero Paese, sia per realtà piccole come Senigallia.

Enzo Monachesi
Enzo Monachesi

«Per anni non s’è fatto nulla, la politica è in difetto: ora il Consiglio di Stato anticipa di dieci anni le scadenze, è devastante per il settore. Noi stiamo cercando di mettere insieme le associazioni di categoria con la politica perché stiano dalla parte dei piccoli imprenditori che sull’attività hanno investito e tanto, prendendosi cura di un bene pubblico. Non vogliamo che venga calpestato il diritto sacrosanto delle imprese balneari, quello del legittimo affidamento. Per ora di certo – conclude Monachesi – c’è solo la mancanza di una chiara legge che ridefinisca il settore. Ed è compito del parlamento, non della giustizia amministrativa».