Centro Pagina - cronaca e attualità

Senigallia

Cicloturismo, le Marche ricche di percorsi per le bici ma senza una regia unica

Nel territorio regionale ci sono oltre duemila km di strade secondarie e nuove ciclovie per gli amanti delle due ruote: un patrimonio di cui non tutti sono a conoscenza. Manca l'anello di congiunzione tra i singoli progetti privati

Cicloturismo nell'alta valle del Misa e Nevola: la campagna tra Ostra Vetere e Corinaldo
Cicloturismo nell'alta valle del Misa e Nevola: la campagna tra Ostra Vetere e Corinaldo

SENIGALLIA – Le Marche sono un reticolo di strade e stradine da conoscere e visitare pedalando. Ciclabili e ciclovie, strade secondarie e sentieri più o meno battuti connettono l’intera regione. Quanti vorrebbero percorrerla immersi nella natura hanno ora a disposizione circa duemila chilometri di percorsi già tracciati, ma altri progetti sono in cantiere per allargare ulteriormente le possibilità per residenti e turisti. Senza contare che ognuno è libero di crearsi i propri percorsi per le bici e metterli a disposizione degli altri grazie a numerose piattaforme on line, rendendo di fatto infinite le combinazioni di cicloturismo che passano dalle montagne alle colline fino alla costa. Ma in tutto questo mare a disposizione, il rischio di perdersi tra le opportunità è alto: sembra mancare una cabina di regia pubblica che possa mettere a sistema le singole iniziative private. Un tentativo c’è stato: Marche Outdoor. Ma si è arenato poco dopo la pubblicazione in rete.

I NUMERI – Il settore del cicloturismo è in piena espansione, soprattutto in quelle regioni come le Marche che permettono di spaziare tra i vari ambienti, tutti affascinanti: letteralmente camminiamo e pedaliamo sopra un immenso patrimonio. Da sfruttare rispettandolo. I numeri parlano chiaro: nel 2019 i cicloturisti che hanno viaggiato in Italia hanno generato 55 milioni di pernottamenti (dei quali 34 milioni da parte di turisti stranieri) e una spesa totale stimata in 4,6 miliardi di euro (2,9 da parte degli stranieri). Spesa incentrata per lo più nei servizi legati all’ospitalità e alla ristorazione, oltre che nel noleggio e riparazione di attrezzature sportive. Questi dati sono disponibili nel rapporto Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche)-Legambiente: una “fotografia” di questo fenomeno importante nell’economia turistica italiana. A maggior ragione dopo una pandemia globale che sta portando a riscoprire le attività e i tesori all’aperto.

Si calcola che in Italia siano disponibili 58 mila chilometri di itinerari cicloturistici (tra ciclabili, ciclopedonali e ciclovie), cifra che per le Marche si aggira sui duemila ma che è in procinto di espandersi. Il turismo ciclopedonale è molto variopinto: c’è chi vuole solo immergersi nella natura, c’è chi cerca un’esperienza adrenalinica, chi lo fa per mantenersi allenato e chi mira a scoprire interi paesi e nazioni attraverso questa modalità di fruizione lenta, ambientalista, a contatto con la natura, ecosostenibile per il paesaggio e anche più economica per le tasche dei viaggiatori. Innumerevoli i vantaggi anche in termini salutistici per chi pratica con regolarità attività sportiva nonché a livello ecologico: ci sono meno emissioni di scarichi e gas inquinanti. 

LA STRATEGIA – In tutto questo la Regione ha promosso un progetto – Marche Outdoor – sulla scia di altre realtà regionali italiane in cui raccogliere varie possibilità da mettere a disposizione dei cicloturisti. “La filosofia di Marche Outdoor – si legge nella descrizione – è quella di promuovere un’economia del territorio sostenibile, proponendo la bicicletta come mezzo e non come “fine” e facendo vivere al cicloturista tutte le emozioni che la regione può offrire, attraverso 24 percorsi ciclabili, in continuo aggiornamento con soluzioni diversificate e pensate per tutte le due ruote, per circa 2.000 Km e 130 comuni interessati in tutta la regione. Marche Outdoor è un progetto pensato per chi ama immergersi nella natura con le due ruote – non solo per professionisti ma anche per semplici cicloamatori, da soli o in gruppo – e scoprire lungo il percorso piccoli paradisi verdi quasi incontaminati e gioielli di un patrimonio millenario fra storia, cultura e arte. Percorsi che accolgono tutti i tipi di ciclisti, poche tappe per chi è alle prime armi, lunghi percorsi dedicati agli sportivi più esperti, e per tutti i gusti, per chi ama la bici da strada e per chi preferisce la mountain bike, il downhill o il gravel”. 

Il problema di questo progetto è che sembra essersi arenato. E quindi come sono messe le Marche? Quale è la vera fotografia del cicloturismo da Gabicce Mare a San Benedetto del Tronto, dall’Appennino al mare Adriatico? «Sostanzialmente non siamo messi bene» spiega Francesco Pucci, medico in pensione con la passione per la bicicletta. Cicloturista da anni sia in Italia che all’estero, Pucci ha collaborato con la Regione Marche per la realizzazione di alcuni percorsi nel senigalliese proprio per il progetto Marche Outdoor. Ed è lui ad auspicare che nascano sempre nuove opportunità ma integrate in una rete pubblica. «Sono partiti diversi progetti che mirano a sviluppare percorsi e servizi cicloturistici, molti dei quali a iniziativa privata. Dove c’è l’opportunità, dove c’è mercato, c’è sempre qualche imprenditore. Ed è giusto che sia così. A mancare spesso e volentieri è il pubblico, non intenso come la platea di potenziali utenti, ma come l’ente che potrebbe gestire – e secondo me dovrebbe farlo – questo enorme tesoro, trasformandolo in opportunità di rilancio turistico, di valorizzazione ambientale, di crescita occupazionale e di sviluppo economico».

Il paese di Barbara
Il paese di Barbara

«Noi abbiamo panorami che ci vengono invidiati non solo dalle altre regioni italiane, ma soprattutto dall’estero. Non tutti hanno spazi che dalle montagne si estendono fino al mare, non tutti possono vantarsi di un territorio così variegato e così unico al contempo. Il paesaggio è solo uno, ma il più importante dei motori di questo turismo lento, ambientalista ed ecosostenibile che produce benefici anche in termini di risparmio in cure sanitarie per chi pratica attività sportive o con regolarità, risparmio di carburante, con minori emissioni di gas serra. Eppure, siamo continuamente di fronte a un “eppure”, non sembriamo ancora in grado di sfruttare appieno queste potenzialità». Dopo un primo periodo di elaborazione nel 2018 e dopo il lancio con la pubblicazione negli store Android e Apple anche dell’app relativa, il progetto Marche Outdoor si è arenato. «Posso immaginare il perché: servono fondi, l’idea ha bisogno di costanti aggiornamenti, c’è necessità di personale preparato e competente che sappia anche circondarsi di appassionati ed esperti per creare una rete davvero utile a chi ama la bicicletta e il turismo all’aria aperta. Ma soprattutto bisogna conoscere il territorio. Lo richiedono i gestori delle strutture di accoglienza e ricettività, lo chiedono i cicloamatori dall’estero e gli stessi residenti». 

LA RIFLESSIONE – Manca di fatto l’anello di congiunzione: «non può che spettare all’ente pubblico, alla Regione. E quest’ultima non sembra intenzionata a valorizzare le potenzialità di una strategia che può affiancarsi al settore culturale e a quello enogastronomico, rilanciandoli. Qui nel senigalliese abbiamo diverse strade secondarie da sfruttare per percorsi cicloturistici molto paesaggistici. Da creare con poca spesa se non per la cartellonistica, quasi del tutto assente, e per un’aggiustatina all’asfalto. Senza la necessità di creare altri percorsi ex novo, costosi e non sempre utili». Percorsi che collegano punti di interesse culturale dei vari borghi che tutti ci invidiano con le realtà artigianali ed enogastronomiche riconosciute e apprezzate. «Io nel mio piccolo ho elaborato cinque percorsi, pubblicati nell’apposita sezione di Marche Outdoor, che permettono di vedere quasi tutti i comuni delle valli Misa e Nevola, l’area interna di Arcevia con i suoi castelli, i panorami collinari del senigalliese. Percorsi su strade secondarie e di campagna, in cui ho portato anche degli amici stranieri che ne sono rimasti affascinati. C’è tanta ricchezza in queste zone ma non lo sappiamo e chi ci governa non sembra averne compreso l’importanza, soprattutto per le ricadute economiche, e di conseguenza non sembra intenzionata ad investirci più di tanto. Un vero peccato».