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Senigallia

Caos sulle concessioni balneari dopo la decisione del Consiglio di Stato

Confartigianato al lavoro per affiancare gli imprenditori che si vedono scadere i titoli per operare sul demanio: dopo anni di sonnolenti proroghe da parte della politica, ecco il risveglio dall’incubo

La spiaggia di velluto di Senigallia, lungomare di ponente, a fine agosto 2021
La spiaggia di velluto di Senigallia, lungomare di ponente, a fine agosto 2021

SENIGALLIA – Mare molto mosso tra gli operatori balneari dopo la decisione del Consiglio di Stato di dare una scadenza alle concessioni al 31 dicembre 2023. Una decisione in linea con i dettami della direttiva Bolkestein ma che ha di fatto squarciato quel poco di sereno che rimaneva dopo le numerose proroghe susseguitesi negli anni che rimandavano di fatto l’entrata in vigore delle norme europee.

Secondo il Consiglio di Stato non si può procedere a ulteriori proroghe: la spiaggia e i terreni demaniali non sono beni privati ma pubblici e come tali devono essere trattati, con la conseguente messa all’asta. Al buio, però: non si conoscono le modalità con cui ciò avverrà, né tutti i fattori economici che dovranno essere conteggiati – investimenti e indennizzi su tutti – prima di procedere alla nuova distribuzione.

Incognite che hanno gettato timori tra gli operatori balneari italiani, tra cui le decine e decine di imprenditori e famiglie dell’area senigalliese: sono circa 150 i concessionari, di cui oltre 100 quelli del settore balneare.

«Purtroppo questo tipo di sentenza era prevedibile – spiega Giacomo Cicconi Massi, responsabile di Confartigianato Senigallia – Ora Confartigianato Imprese Demaniali, insieme alle altre associazioni nazionali di categoria, dovrà lavorare per elaborare immediatamente delle strategie finalizzate alla tutela degli attuali concessionari. Bisognerà ottenere una legge che tuteli il sistema balneare italiano e che ci permetta di poter lavorare e mantenere, secondo la legge, le concessioni senza far “saltare” l’unico sistema che in questi anni è riuscito a salvare il paese, il sistema turistico balneare».

La prima vera stoccata però è per la politica italiana, incapace di agire per la tutela del sistema paese. «Certamente in tutto questo la politica ha le sue pesanti responsabilità considerando che dal 2010 siamo andati avanti con periodi transitori, estensioni e quindi senza completare quel riordino generale del settore auspicato da tutti, prima che l’Europa facesse sentire la propria voce. E non sono bastate nemmeno le messe in mora dell’Italia».

L’altra freccia è per alcune sigle sindacali di categoria che «chiedevano di uscire dalla Bolkestein, mentre Confartigianato e Oasi (oggi Confartigianato Imprese Demaniali) chiedevano di rimanere all’interno della normativa europea, venendo tacciati anche di essere dalla parte delle aste. Oggi siamo fuori tempo massimo: si ripartirà da qui con Sib Confcommercio, Fiba Confesercenti e Confartigianato Imprese Demaniali che dovranno preparare una strategia unitaria per affrontare questa situazione che era lì all’orizzonte ma nessuno si immaginava potesse avvenire così repentinamente, con una decisione che dà una forte bacchettata sulle mani alla politica di destra, di centro e di sinistra».

«Bisognerà lavorare certamente sulla professionalità nel settore oltre che su un adeguato e cospicuo indennizzo per coloro che hanno investito sul bene pubblico, riqualificandolo, risistemandolo, scommettendoci in tanti casi tutti i propri averi e persino indebitandosi per un’attività che domani sarà portata via senza che si sappia chi la prenderà, né a quanto. Noi lavoreremo per dare futuro e prospettive al settore balneare auspicando dalla politica serietà e vicinanza».

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