Barriere fonoassorbenti a Senigallia, la Lega propone soluzioni meno impattanti

Sul tema dei pannelli antirumore che Rfi vorrebbe installare lungo la linea adriatica, interviene il carroccio: chiama in causa la Regione perché faccia sentire il suo peso "istituzionale" e propone una strada alternativa

Le barriere antirumore installate da Rfi a Senigallia, in via Perugia
Le barriere antirumore installate da Rfi a Senigallia, in via Perugia

SENIGALLIA – Sul contrasto alle barriere fonoassorbenti, i cittadini costieri – tra cui molti senigalliesi – ottengono il sostegno anche della sezione cittadina della Lega. Se l’obiettivo di ridurre l’inquinamento acustico prodotto dal traffico ferroviario nei confronti degli insediamenti urbani esistenti vicino alla linea ferroviaria, alle stazioni ed ai parchi ferroviari è condivisibile, meno lo è la soluzione prevista da Rfi-Rete Ferroviaria Italiana, «a bassa tecnologia e ad alto impatto ambientale».

«Gli effetti negativi sono stati spiegati alla popolazione residente nel corso dei numerosi dibattiti – spiegano i referenti della Lega di Senigallia -. È stato evidenziato il pesante impatto paesistico che verrebbe prodotto da un muro costituito da pannelli fonoassorbenti che potrebbe svilupparsi per diversi chilometri lungo la linea». Dai possibili effetti sul microclima a quelli che i pali apporterebbero alle falde acquifere, dall’impatto visivo alle relazioni sociali e di vicinato interrotte dal muro, oltre alle problematiche di quanti sono stati colpiti dai procedimenti di esproprio.

Anche il tratto sperimentale realizzato a Senigallia, in via Perugia (a cui si riferisce la FOTO Ndr), non avrebbe prodotto secondo la Lega risultati soddisfacenti: «È stato un vero fallimento ed ha dimostrato sul campo l’errore di impostazione compiuto da Rfi nella scelta della soluzione molto costosa di realizzare decine di chilometri di pannelli fonoassorbenti».

Infine sul progetto che da mesi attanaglia diverse città sulla costa adriatica e che, se approvato, verrebbe riproposto altrove, la Lega chiama in causa la Regione Marche perché faccia sentire il suo «peso istituzionale», cosa in realtà già fatta sia in termini di mediatrice della controversia che come referente nei tavoli interistituzionali; ma nel contempo lancia una proposta risolutiva. Quella di seguire il percorso già tracciato in altri paesi europei, privo di controindicazioni ambientali: sostituire il materiale ferroviario esistente con nuovi materiali a ridotto impatto acustico e nuove soluzioni tecnologiche che riguardano sia il materiale rotabile (nuovi sistemi di frenatura od altro) che il materiale fisso di armamento delle linee.