In Senato la drammatica vicenda dell’imprenditore di Senigallia Riccardo Morpurgo

L'urlo disperato di chi si è tolto la vita in un capannone della sua azienda edile per le difficoltà, è arrivato fino a Palazzo Madama, dove il grillino Paragone ha dato voce alla sua lettera di addio

L'intervento nell'aula del Senato di Gianluigi Paragone (M5S) che ha letto la lettera dell'imprenditore senigalliese Riccardo Morpurgo
L'intervento nell'aula del Senato di Gianluigi Paragone (M5S) che ha letto la lettera dell'imprenditore senigalliese Riccardo Morpurgo

SENIGALLIA – Si è parlato persino in Senato della struggente lettera che l’imprenditore Riccardo Morpurgo ha scritto prima di togliersi la vita lo scorso 12 aprile. A leggerne alcuni passaggi è stato il senatore del Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone durante la seduta n.109 di mercoledì 17 aprile (QUI il video, al minuto 3H:47’00”).

Il senatore grillino è stato contattato da un familiare del noto Morpurgo, titolare di un’azienda edile, che si è tolto la vita in un capannone in uso all’azienda nella frazione Molino Marazzana di Senigallia. Al centro del testo la difficoltà a ottenere quella fiducia, quel credito, quella disponibilità a far ripartire un progetto su cui si era tanto speso e per cui ha tentato di tutto.

«Mi sono umiliato – si legge nel testo della lettera dell’imprenditore Morpurgo – sin dove non avrei mai creduto di dovere, potere e saper fare, ancora progettato, ancora relazionato, ancora umiliato, ho financo ipotecato il futuro mio e della mia famiglia, ed inutilmente ho ancora proposto ciò che avrebbe positivamente risolto, solo lo si fosse voluto».

E ancora: «Faccio scoppiare fragorosa la bomba, fiducioso che finalmente venga recepito il mio urlo, disperato. Tanti sono gli errori che ho commesso nella mia vita […] ma mai sono venuto meno ai dettami di correttezza ed onestà. Me ne vado dunque con la faccia pulita della persona per bene. […] Con il tragico, e certo insensato, gesto, spero finalmente di riuscire a risvegliare coscienze intorpidite ed animi accecati: mi rivolgo dunque ai responsabili, assolutamente irresponsabili, degli istituti di credito, ma anche ai pubblici amministratori e a chi, abusando del suo infimo potere, si arroga il diritto, tralignando la verità, di divertirsi giocando con la necessità, le ansie, le emozioni del prossimo, senza capacitarsi (FORSE) che il suo divertimento può essere recepito tragicamente da chi lo subisce, ed ancora a coloro che subiscono questa iniqua situazione avvolti nella loro assordante apatia ed indifferenza o, peggio, a coloro che la aggravano con la loro cinica e supponente cupidigia».

«Morpurgo si è suicidato – ha detto poi il senatore del Movimento 5 Stelle -. È un imprenditore che si è tolto la vita e che forse avrebbe potuto avere un po’ più di attenzione da parte del mondo politico e del mondo giornalistico in generale, anche perché in un certo senso lo ha scritto lui stesso, laddove il senso del suo gesto drammatico potesse essere recepito come un urlo. Era importante – ha concluso Paragone – che portassi il senso di questa drammatica lettera perché tutti noi si possa riflettere su quello che i media stanno facendo scomparire dalle proprie pagine ma che noi non possiamo assolutamente far scomparire».