Aggressioni ai soccorritori: da Senigallia un video per la campagna della Croce Rossa

I giovani del Comitato cittadino della CRI hanno elaborato un filmato sul tema "Non sono un bersaglio" e per sensibilizzare l'opinione pubblica sul fenomeno, sempre più frequente

In aumento le aggressioni al personale della Croce Rossa

SENIGALLIA – Sono in forte aumento le aggressioni sia verbali ma soprattutto fisiche rivolte agli operatori sanitari e ai soccorritori anche in ambito emergenziale. La Federazione internazionale della Croce Rossa ha lanciato la campagna mondiale “#NotATarget” che i giovani volontari del Comitato di Senigallia della Cri hanno voluto trasformare in un video.

Nel filmato girato a Senigallia e disponibile sul sito della Croce Rossa, si vede infatti un’operatrice strattonata e presa a pugni nel momento in cui dovrebbe essere concentrata sulle manovre di soccorso e non invece a tenere distanti parenti o amici della persona da soccorrere. La campagna “Non sono un bersaglio” vuole denunciare il costante intensificarsi di attacchi agli operatori sanitari che – come nei paesi in tutto il mondo teatri di guerre, si registra anche nelle province italiane periferiche, in “insospettabili” contesti.

Un problema ormai all’ordine del giorno che la Croce Rossa Italiana – Comitato di Senigallia sta affrontando anche con l’attività prevista in occasione della fiera campionaria nella postazione CRI Village in piazza del Duca: lo scopo è di rendere il tema di pubblico dominio sensibilizzando fasce sempre più ampie di popolazione per evitare il diffondersi di determinati comportamenti aggressivi.

Lo stand della Croce Rossa di Senigallia in piazza del Duca per la fiera campionaria
Lo stand della Croce Rossa di Senigallia in piazza del Duca per la fiera campionaria

«Il problema è in aumento anche in Italia – spiega Renato Pizzi, volontario e responsabile Cri dell’area 4 sul Diritto Internazionale Umanitario –: nel 2018 sono state oltre tremila le aggressioni al personale medico, infermieristico e sanitario impiegato nelle strutture ospedaliere o nei soccorsi di emergenza. Anche nel nostro territorio non mancano esempi di chi, magari stanco di aspettare in ospedale se la prende con medici e infermieri, ma c’è anche chi invece di fare spazio ai mezzi di soccorso o di lasciare lavorare i volontari mette a repentaglio la loro e la propria incolumità. C’è anche chi sale su un mezzo di soccorso per spostarlo non sapendo che se l’ambulanza viene messa in un punto è anche per tutelare infortunati e soccorritori».

Renato Pizzi
Renato Pizzi