Arresto banda per le morti alla Lanterna Azzurra, parlano i legali delle famiglie

Alla notizia della prosecuzione delle indagini nonostante sia da tempo calato il silenzio sulla vicenda, ecco cosa hanno detto gli avvocati delle famiglie delle vittime della strage dell'8 dicembre scorso

Il sopralluogo allaLanterna Azzurra

SENIGALLIA – La notizia dell’arresto di sette persone nell’ambito delle indagini per la strage della Lanterna Azzurra di Corinaldo sta suscitando un notevole clamore, sia sulla spiaggia di velluto e nel borgo gorettiano, sia nel resto d’Italia. Divergenze ci sono anche tra gli stessi legali delle famiglie delle vittime. C’è infatti chi plaude all’azione della Procura della Repubblica dorica, ma c’è anche chi preferisce aspettare a commentare. Da ultimo c’è anche chi all’orizzonte vede il forte rischio di rimpalli nelle responsabilità.

Ma andiamo per ordine. L’arresto questa mattina di sei giovani tra i 19 e i 22 anni residenti nel modenese e facenti parte di una banda specializzata in furti con strappo e rapine nelle discoteche del centro e nord Italia – e con loro anche di un ricettatore colpito anche lui da provvedimento in carcere – è una svolta importante. Con questo atto la Procura ha voluto anche dimostrare che, nonostante da tempo sia calato il silenzio sulla vicenda, le indagini non sono ferme, anzi, procedono costantemente.

Al passo in avanti fatto dalla Procura per fare luce sulla tragedia che l’8 dicembre 2018 vide morire 5 adolescenti tra i 14 e i 16 anni e una mamma di 39 anni, schiacciati dalla calca nel fuggi fuggi dalla discoteca “Lanterna Azzurra Clubbing” di Corinaldo, arriva il plauso del legale della famiglia di Emma Fabini. «Aspetto a commentare le questioni prettamente processuali – ha dichiarato l’avvocato Luca Pancotti – perché dobbiamo ancora avere tutte le informazioni, ma certamente questa notizia non può che infondere soddisfazione: la Procura e la polizia giudiziaria stanno portando costantemente avanti il lavoro nel silenzio. Di certo però non cancella il dolore che la famiglia sta provando da nove mesi».

«Siamo contenti che si vada avanti ma attendiamo di avere più informazioni prima di commentare la notizia e capire che effetti potrà avere nel chiarire la vicenda» è invece il commento più cauto dell’avvocato Stefano Mengucci, legale di Piergiorgio Girolimini, il fratello di Eleonora, la mamma 39enne morta nella calca per salvare la figlia adolescente.

Confida «nell’attività certosina della Procura» anche l’avvocato Corrado Canafoglia, legale del comitato “Giustizia per le Vittime della Lanterna Azzurra”, costituitosi subito dopo i tragici fatti dell’8 dicembre scorso. «Ovviamente affiancheremo dove possibile la Procura negli aspetti processuali, ma ci auguriamo che tra tutti coloro che si sono individuati finora, prima o poi qualcuno risponda, allontanando quindi il rischio dei soliti rimpalli di responsabilità».

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