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Senigallia

Aperto a Senigallia il congresso provinciale Cgil: pochi segnali di ripresa, è ancora crisi

Avviati i lavori del IX evento promosso in vista dell'appuntamento regionale: il quadro delle aree secondo il segretario Bastianelli

A Senigallia il IX congresso provinciale della Cgil: le aree in crisi
A Senigallia il IX congresso provinciale della Cgil: le aree in crisi

SENIGALLIA – Si è aperto martedì 30 ottobre il IX congresso provinciale della Cgil di Ancona. Un momento di confronto in vista del congresso regionale che si terrà il 21 novembre prossimo e iniziato con la relazione introduttiva di Marco Bastianelli, segretario generale della Cgil di Ancona, dove si è parlato molto di crisi economica.

Tanti i temi accennati di fronte a un folto pubblico, oltre 250 i partecipanti, e alla presenza del segretario nazionale Cgil Giuseppe Massafra – che chiuderà i lavori domani, mercoledì 31 – per un focus che guarda alle vicende nazionali come contesto per spiegare meglio le dinamiche locali.

«In termini economici il quadro generale non è certo uguale a quello del 2007, prima della crisi – esordisce Marco Bastianelli – e lo dimostrano i dati sia sui redditi che sul pil. A questo contesto si aggiunge un clima sociale incentrato sul rancore verso alcune categorie di persone, come gli immigrati, quando invece dovremmo parlare di diritti, di difesa della democrazia, di solidarietà civile».

Focalizzandoci invece sulla provincia di Ancona sono diverse le tematiche che contribuiscono a un disegno molto complesso del nostro territorio. Su tutte la questione occupazionale: «Nella provincia, alla fine del 2017, l’occupazione è scesa del 5,2% rispetto all’anno precedente. Un dato in calo fino al – 7,65% sul 2015. A conti fatti, siamo la provincia che segna la variazione più negativa nelle Marche».

L'intervento del segretario provinciale Cgil Ancona Marco Bastianelli
L’intervento del segretario provinciale Cgil Ancona Marco Bastianelli

Sono ormai note le difficoltà che vive la zona montana e il fabrianese, con la crisi di alcuni celebri marchi e poli produttivi. Ora è vero che vi sono alcuni segnali di ripresa, spiega Bastianelli, ma siamo ancora molto lontani dal risolvere le esigenze che i territori montani hanno.

Di contro c’è l’area anconetana e costiera che vivono di due fattori: uno è il porto dorico e l’altro è il turismo. Lo scalo portuale sta diventando sempre più il principale fulcro lavorativo del capoluogo: e questo si verifica grazie soprattutto ai vari investimenti che vengono fatti per aumentare i flussi di persone e merci. Basti pensare a tutta la vicenda Fincantieri dove tramite vari accordi si è giunti all’aumento occupazionale e della produttività, ma si pensi anche al prossimo terminal per le crociere che verrà realizzato e a quanto ha messo in cantiere Rete Ferroviaria Italiana per lo spostamento dei binari e la velocizzazione della linea Adriatica.

Molto più disomogenea la situazione al centro e al sud della provincia: alcune aree dello jesino e dell’osimano reagiscono alla situazione perdurante di crisi economica, mentre altri punti sono ancora fermi.
A nord della provincia, invece, c’è la Valmisa, trainata da Senigallia, che gode di una situazione complessivamente positiva grazie al turismo. Non mancano però neanche qui le note negative: al momento la crisi ha impedito la ripartenza di tutti quei centri produttivi sia grandi che mediopiccoli che contraddistinguono il tessuto imprenditoriale della zona, e a nulla sembrano essere valse le parziali risposte occupazionali derivanti in tutta la provincia dai centri commerciali.

Centrale è il gap occupazionale che si sta vivendo in tutte le aree descritte: al calo dei contratti a tempo determinato e soprattutto indeterminato (meno del 10% delle assunzioni complessive) fa fronte un aumento quasi esplosivo di contratti atipici, con prestazioni lavorative che si basano sul precariato, e di piccole realtà, spesso false partite Iva. Una situazione che non permette alle poche e solide aziende di riservare fondi alla ricerca né di sbloccare percorsi virtuosi a livello economico, con consumi sempre più ristretti. E quindi livelli di crisi importanti.

La chiave potrebbe essere quella degli investimenti nel campo della ricerca applicata ai processi industriali e scientifici, magari in collaborazione con gli enti pubblici e le università presenti sul territorio marchigiano – suggerisce Bastianelli – ma anche in questo caso un ruolo fondamentale è quello del capitale privato, senza il quale è difficile parlare di qualsiasi ripartenza.