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Senigallia

Alluvione di Senigallia, rinviati a giudizio gli otto indagati

In merito ai tragici eventi del 2014 che causarono quattro decessi e 180 milioni di euro di danni, il gup ha deciso che gli indagati - tra cui il sindaco Mangialardi e il predecessore Angeloni - andranno a processo nell'ottobre 2020

SENIGALLIA – Tutti rinviati a giudizio gli otto indagati in merito all’alluvione che nel maggio 2014 sconvolse Senigallia causando quattro morti e danni per 180 milioni di euro. Durante l’udienza presieduta dal giudice dell’udienza preliminare Francesca De Palma e svoltasi oggi, 11 dicembre, nel Tribunale di Ancona è stata accolta la tesi della Procura della Repubblica. Il processo si aprirà dunque il 6 ottobre 2020.

A giudizio l’attuale sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi e il suo predecessore Luana Angeloni, il comandante della Polizia Municipale Flavio Brunaccioni, il dirigente dell’area tecnica del Comune di Senigallia Gianni Roccato, il dirigente del settore ambiente e protezione civile della Provincia di Ancona Massimo Sbriscia, il segretario generale dell’Autorità di Bacino della Regione Marche Mario Smargiasso, il segretario dell’Autorità di Bacino Libero Principi e l’ingegnere consulente del Comune di Senigallia Alessandro Mancinelli. I capi d’accusa sono importanti: a vario titolo vanno dal pluriomicidio colposo al disastro ambientale, dall’inondazione alle lesioni fino all’abuso d’ufficio e falsità ideologica.

«Prendo atto del decreto di rinvio a giudizio – ha dichiarato il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi – e credo che nel corso del dibattimento avremo finalmente la possibilità di far emergere in maniera limpida e cristallina la verità su ciò che accadde quel 3 maggio del 2014 e affermare definitivamente il corretto operato dell’Amministrazione comunale di Senigallia prima, durante e dopo l’alluvione. Colpisce che per giungere a questo punto ci siano voluti oltre cinque anni, un lasso di tempo oggettivamente lungo e che rappresenta inevitabilmente motivo di preoccupazione. Auspico che d’ora in avanti il processo assuma tempi brevi e soprattutto certi per fare la necessaria chiarezza e sgomberare il campo dalle bugie, le mistificazioni e le strumentalizzazioni che in questi anni ho dovuto subire. Io so con certezza di aver sempre assolto alle mie funzioni onestamente e in maniera conforme alla legge, so di aver sempre operato per il bene della comunità, e soprattutto so di aver speso tutto me stesso per fronteggiare lo stato di emergenza creato da quel maledetto evento alluvionale, imprevisto e imprevedibile, e messo in campo tutto l’impegno necessario per far prima ripartire immediatamente la città e poi ottenere un significativo, seppur non completo, risarcimento dei danni provocati a cittadini e imprese. Questo è quanto sono certo di poter dimostrare al processo, che a questo punto spero possa iniziare il prima possibile».

Sul rinvio a giudizio degli otto indagati per l’alluvione che sconvolse Senigallia il 3 maggio 2014 interviene anche l’avvocato Roberto Paradisi. L’esito dell’udienza preliminare «non era scontato» spiega il legale senigalliese di alcune persone e aziende costituitesi parti civili. Il futuro processo che si aprirà tra un anno è «un necessario momento di approfondimento e ricerca della verità e della giustizia». Paradisi prende inoltre le distanze da chi ha dato l’impressione di voler attaccare il lavoro della Procura, in particolare sui lavori relativi al progetto cd. “Percorrimisa”. Nel frattempo auspica che le parti civili possano essere risarcite dagli enti coinvolti e dalle loro assicurazioni.

Soddisfatto dell’esito anche l’avvocato Corrado Canafoglia (Unione Nazionale Consumatori), legale del Comitato alluvionati di Senigallia, di oltre 360 persone fisiche, di 24 ditte e dei familiari di due delle vittime di quella tremenda mattinata del 3 maggio 2014. «E’ un successo parziale, ma è un successo, frutto di un lavoro di oltre 5 anni. In questo tempo abbiamo supportato la magistratura mettendo a disposizione i materiali e le prove che abbiamo raccolto ma soprattutto abbiamo sopportato molti attacchi da quanti si sono prodigati in attestati di solidarietà agli indagati; quasi nessuno ha mostrato solidarietà agli alluvionati, lo hanno fatto in pochissimi. Questa è stata una battaglia di un gruppo abbastanza ristretto ma che va a favore di oltre 400 famiglie, e noi siamo soddisfatti di quanto successo oggi».